QUESTI BAFFI ALL’IN GIU’

Dieci baffuti che non hanno mantenuto le promesse degli esordi (per fortuna, in alcuni casi…)

1. Adolf Hitler

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2. Roberto Calvi

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3. Gigi Sammarchi

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4. Giorgio Porcaro

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5. Silvio Sarta

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6. Alberto Castagna

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7. Giorgio Corbelli

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8. Marco Predolin

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9. Aldo Agroppi

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10. Gegia

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JEAN CLAUDE BLANC “PROFETICO”

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RICOMINCIO DA QUI

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Stankovic…goooool!!! A gridare è un ragazzino che avrà al massimo 12 anni, una felpa troppo grande che cade a metà coscia su gambe storte e sottili. Avevo promesso a me stesso che sarei stato lontano da campi e palloni ma quando vedo qualcuno che gioca non resisto: mi piazzo a bordo campo e mi metto almeno a guardare. Il campetto di questo oratorio è tenuto bene, mi vien voglia di entrare e dare anch’io due calci ma mi trattengo. Sono entrato in chiesa, non lo facevo da anni, per parlare con il Signore, per fare il punto della situazione. E anche per ringraziarlo, perché la mia vita da ex calciatore non è così brutta come me l’ero immaginata.

Niente rinnovo del contratto, niente proposte dall’estero: niente di niente. Ero un numero 12 che non interessava più a nessuno. E allora ho mollato tutto e sono tornato a vivere qui, in questa città del Centro Italia in cui ho giocato un anno e in cui un giornale a corto di fantasia potrebbe scrivere che ho segnato “il gol più bello”.

Vivo nella stessa città di Chiara, mia figlia. Ho il diritto, sancito per legge, di vederla, di passare del tempo con lei. Quando ho chiuso con il calcio mi sono subito chiesto cosa mi era rimasto e la risposta mi ha immediatamente riportato qui. Mentre uscivo dalla chiesa e mi avvicinavo al campetto mi è venuto incontro un prete con la faccia simpatica, che per età e fisico mi ha ricordato il Robert De Niro di Sleepers, quello che non esita a mentire in tribunale per salvare il culo ai suoi ragazzi. “Numero 12, sei tu, vero?” mi domanda. “Mi fa piacere vederti qui”. E poi parte subito con la proposta che non mi aspettavo: “Vedi, qui il calcio va molto. Che ne diresti di darmi una mano? I ragazzini li alleno io ma certo se ci fossi anche tu sarebbe tutta un’altra cosa…”. “Cazzo”, penso, “volevo starne lontano e il calcio non mi lascia in pace mai”. Però questo è un’altra cosa: non ci sono gli ultrà, i soldi, i procuratori. Solo bambini che sognano di essere Stankovic e tirano legnate nonostante gambette secche non proprio da calciatore. Chissà, quasi quasi accetto la proposta del don, tanto non ho niente da fare.

Intanto un pallone sbananato malamente da un tipetto con la testa rasata e la maglia del Milan con il nome di Kakà mi rotola tra i piedi. Lo alzo e lo calcio di collo pieno verso la porta. Il portierino neanche si muove. “Minchia che legna”, esclama un altro e poi mi guarda strano. “Ma lei è…”. Lei. Per loro sono un vecchio, o forse solo uno a cui si deve rispetto perché ha giocato in A. “Dai, dammi del tu”, gli rispondo, “posso fare due tiri?”

GOODBYE RAY, PROFESSORE POP

Se ne è andato il papà della cultura pop, Ray Browne. Nel 1973 creò, nell’Università americana dell’Ohio, il dipartimento sugli studi della people’s culture o popular culture. Sarebbe stato certamente il nostro professore preferito.

Ray Browne

LA VERSIONE DI K

MR4 VUOTA IL SACCO

la_versione_di_kLa storia dell’Italia post-bellica comincia nella notte del 4 gennaio 1947, quando Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei ministri, si imbarca su un aereo e vola verso gli Stati Uniti. Un viaggio diplomatico che segna una svolta, un confine tra un “prima” e un “dopo”. Ma che, secondo molti, sarebbe anche all’origine di una storia nazionale di sovranità limitata, di misteri, di verità non rivelate, di poteri forti o occulti che hanno tramato contro lo Stato e nello Stato. Da quella notte del 1947 fino allo scandalo delle escort dell’estate 2009, Francesco Cossiga ripercorre in questo libro oltre sessant’anni di vita pubblica italiana. Si è detto che nessun Paese al mondo abbia più misteri dell’Italia: dalla lista, mai trovata, degli spioni dell’Ovra a quella di coloro da internare in caso di golpe al vero elenco degli iscritti alla loggia P2. In effetti, circostanze inspiegabili si sono presentate con ricorrenza: sono sparite le quattro valigie di pelle verde di Togliatti, così come quelle di Moro; la borsa di Calvi fu esibita in tv, ma parzialmente svuotata; e perché mai, nel 1964, Nenni disse che sentiva “tintinnar di sciabole”? Per arrivare a oggi, molti si domandano quale sia la vera origine della fortuna economica di Silvio Berlusconi e, nella cronaca più recente, che cosa succedesse davvero alle feste nelle sue ville. Di tutto ciò, dei momenti drammatici come il caso Moro e di aspetti mai venuti alla luce quali i rapporti con il mondo arabo, Francesco Cossiga dà ora la sua versione.

UN ULTIMO GRAZIE

un_ultimo_grazieEra maggio quando, con molti timori, ho scritto il mio primo post. Una prima volta tra le tante, ma unica come lo è ogni prima volta.

In questi mesi ho provato a raccontare e a raccontarmi. Ho parlato degli incontri tra gay e dei miei incontri gay. Ho parlato delle paure della vita e delle mie paure. Ho raccontato, a volte anche troppo in dettaglio, di esperienze presenti e passate e delle emozioni che le rendono uniche. Ho condiviso con voi, amici virtuali ma realmente preziosi, sogni per un avvenire migliore.

Tutto questo non sarebbe stato possibile se un giorno il Collettivo Mauro Repetto non mi avesse contattato per propormi quest’avventura. Non sarebbe successo se qualcuno tra di voi non avesse espresso interesse per i miei commenti, a volte chilometrici, che lasciavo nei post di Numero 12.

Al Collettivo, a voi tutti ed anche a Numero 12, che senza saperlo ha contribuito a che tutto ciò avesse inizio, devo un grazie.

In questo momento ho bisogno di una pausa e non saprei quantificarla. La routine della vita poi, non è la migliore ispiratrice per potervi raccontare nuove storie. Non che non mi succeda più niente. Tanto per darvi qualche ultima notizia: ho incontrato un ragazzo interessante, soprattutto a livello sesso, ma non sono sicuro che cerchi una storia seria, comunque non è di quelli, numerosi, per cui “una botta e via e poi sparisco dalla tua vita”, quindi si vedrà; sono in contatto con un altro ragazzo ancora più interessante, mi piace molto, anche se l’ho visto solo in foto e in webcam, ma dovrei incontralo a breve.

In qualche modo vi terrò aggiornati.

Ma in questo momento non posso più garantire un mio impegno settimanale e quindi volevo intervenire un’ultima volta per dirvi ancora grazie.

Non saprei dire se, come e quando tornerò. Ne parlerò con il Collettivo.

Ho sicuramente bisogno di un po’ di tempo per assimilare tutto quello che ho imparato. In questo tempo sono cresciuto anche grazie a voi. Anzi, soprattutto grazie a voi. Potermi aprire, spiegare, confrontare, mi ha permesso in questi mesi di osare, inventare, e a volte amare.

Non mi succedeva da tanto tempo. Ma non ho ancora fatti miei tanti insegnamenti ricevuti in questi mesi.

Adieu, o forse solo au revoir. Mi inchino e sussurro, ancora, un ultimo

grazie

POP LIFE #22

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UNA BESTIA AI TUOI PIEDI

Poi ci si stupisce se da grandi si drogano, rubano, bevono e picchiano gli anziani…

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VORREI MA NON POSSO

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La top 10 di quelli che ci provano ma tanto non ci riusciranno mai

1.

Silvio Berlusconi: vorrei essere Alcide De Gasperi

2.

Zucchero: Vorrei essere Joe Cocker

3.

Leonardo: vorrei essere Arrigo Sacchi

4.

Vladimir Luxuria: vorrei essere Elisabetta Canalis

5.

Antonella Clerici: vorrei essere la Carrà

6.

Ignazio Marino: vorrei essere Enrico Berlinguer

7.

Mariastella Gelmini: vorrei essere Mara Carfagna

8.

Amy Winehouse – vorrei essere Aretha Franklin

9.

Jean Claude Blanc – vorrei essere Gianpiero Boniperti

10.

Michele Placido – vorrei essere Robert De Niro

PAROLE TAGLIENTI

parole_taglientiUna bella giornata che dà voglia a molti di fare sport durante la pausa pranzo, poche docce per cambiarsi prima che la mensa chiuda, ed ecco che qualche ragazzo viene a mangiare ancora sudato e in tenuta sportiva.

Io stesso sono rimasto stupito nel vederlo. Tra ragazzi in calzoncini, appena tornati dal calcetto, c’era un ragazzo che non passava inosservato.

Non sono riuscito subito ad associare il tipo di tenuta allo sport praticato. Ho chiesto dopo a un collega che lo conosce ed ho scoperto che si trattava di canottaggio. Nel giusto contesto non avrebbe scandalizzato nessuno, ma nella mensa aziendale una tenuta sportiva e aderente proprio non te l’aspetti. Che resti tra di noi: che bel sedere!

Quando l’ho visto non ho resistito e l’ho detto a un collega. Volevo mostrargli quello che avevo visto come una curiosità ed invece l’ho sentito dire: “Sembra un gay”. Ci sono rimasto male.

Quando sei un omosessuale discreto, quando la gente che ti circonda non conosce il tuo segreto, devi abituarti a questo genere di commenti.

So bene che dietro queste frasi non c’è sempre vera cattiveria, ma l’abitudine a vedere i gay come dei diversi con la tendenza all’esibizionismo. Come se fossimo tutti così.

E poi mi si chiede perché non riesco ad aprirmi verso tutti.