FIGLIO DI POOH

Caro Dio, scusami se ti disturbo in un momento così delicato, in cui le borse crollano e le mezze stagioni non esistono più. Mi chiamo Gilberto, ho quasi 18 anni e sono di Sanremo. Quest’anno farò la maturità alle scuole professionali e poi tenterò di entrare nel mondo del lavoro. Mi piacerebbe, come tanti, fare lo stesso mestiere dei miei genitori, nel mio caso quello di mia mamma. E’ una donna in gamba, che mi ha cresciuto da sola. Quando a cinque anni le ho domandato come mai non avevo un papà come gli altri bambini, mi ha risposto che il mio papà è Stefano D’Orazio.

Caro Dio, spero che tu non abbia pensato che io sia figlio del cantante dei Vernice, un gruppo che ballò una sola estate, quella del ’93, per la precisione, durante la quale il D’Orazio si fece più ragazze di quante io e i miei amici messi assieme ci faremo in tutta una vita. No, il mio papà è il batterista dei Pooh, con il quale mia mamma passò una sola, indimenticabile notte d’amore nei giorni in cui il suo gruppo partecipò al Festival di Sanremo, con una canzone che parlava anche un po’ di te. Non so se ti ricordi, parlava di uomini soli che “li incontri dove la gente viaggia, e va a telefonare, col dopobarba che sa di pioggia e la ventiquattro ore, perduti nel Corriere della Sera”. E poi, qui arrivi tu, diceva “Dio delle cittaaaaaaaaà e dell’immensità, se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi…”. Insomma, mia mamma e mio papà non si rividero più e lei non gli disse mai che nove mesi dopo quella notte ero nato io. Come ti dicevo, mia madre è una donna in gamba, gestisce insieme alla sorella un negozio di specialità liguri. Pasta fresca, trofie, trenette e l’immancabile pesto. D’estate, quando arrivano i milanesi che hanno la casa in riviera, c’è da fare la coda con il numerino. Mia mamma si chiama Luciana e mia zia Rossella. Hanno tanti clienti anche perché sono due belle donne. Ti direi che sono due Milf, se pensassi che anche tu sei appassionato di cinema a basso costo prodotto in California ma mi sa che preferisci registi tipo Ermanno Olmi. Comunque. Ti dicevo che vorrei fare il suo stesso lavoro: vorrei mettermi in proprio e differenziare un po’ la sua offerta. Non solo pasta fresca ma anche focaccia ligure, che qui ovviamente va a ruba. Proprio oggi ho saputo che Chiara Canzian, la figlia di Red, bassista dei Pooh e già fondatore dei Capsicum Red (forse conosci il loro storico album Appunti per un’idea fissa), sta per esordire nel mondo musicale. Insomma, sta per fare il mestiere del papà. Che poi è una gran bella ragazza e io ci avrei fatto anche un pensierino. Che dici, caro Dio? Sarebbe incesto? Io credo di no. I Pooh stanno sempre insieme ma mica sono parenti. Insomma, mica è mia cugina. Ha già un ufficio stampa, lo stesso dei Pooh, lo stesso presso il quale ha lavorato la figlia minore di Roby Facchinetti, non la stilista, l’altra: quella che adesso, guarda tu il caso, fa l’ufficio stampa dei Pooh. Poi c’è il figlio, Francesco, che ha fatto il dj, il cantante e il conduttore tv, guarda tu il caso, in uno show musicale. Ed è anche stato a Sanremo, guarda tu il caso, a cantare con il suo papà. E poi c’è il figlio di Dodi Battaglia, anche lui, guarda tu il caso, cantante passato da Sanremo. Insomma, i figli degli altri Pooh fanno tutti il mestiere dei loro genitori. Sono sicuro che se la sono cavata da soli, senza la minima spinta da parte dei loro papà, proprio come vorrei fare io. Insomma, caro Dio, vorrei chiederti di darmi la loro stessa forza d’animo, la loro stessa capacità di camminare con le mie gambe. Ti prego, caro Dio, di tenere lontana da me la superbia che potrebbe derivarmi dall’essere un figlio d’arte, e di aiutarmi a farmi strada solo per la qualità di ciò che faccio, proprio come è successo a Chiara Canzian, a dj Francesco e a Daniele Battaglia. Con immutata stima.

Gilberto Sciaccaluga

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