IT’S THE END OF THE WORLD AS WE KNOW IT (AND I FEEL FINE)

Sono sulle prime pagine di molti giornali negli ultimi tempi. Sono quello che sta affossando le borse. Sono la finanza creativa. Sono uno di quegli italiani che vivono tra Londra e Milano. Sono nella merda, fino al collo, e ho deciso di raccontarvi cosa si prova. Ho trentatrè anni, sono VP di una banca d’investimenti Europea. Vendo derivati alle principali istituzioni finanziarie italiane. Ho i giorni contati. Voglio raccontarvi le mie giornate, voglio raccontarvi come sono arrivato a questo punto. Voglio farvi entrare in una sala operativa, farvi sentire il puzzo di merda che si sente in questi mesi. Il mondo che mi sta intorno sta crollando.
Ho incominciato a lavorare a Londra nel 2000, subito dopo la laurea. Stage retribuito, il primo scalino, l’ultimo anello della catena alimentare. Dopo sei mesi di inferno mi hanno assunto. Dopo un anno e mezzo vivevo in un appartamento a South Kensington e andavo in vacanza a Saint Barth. Londra era un luna park. Frequentavo i migliori ristoranti, i migliori locali, le donne più belle e più costose che ci fossero in giro. Con i bonus che ho incassato negli ultimi otto anni ho comprato due jaguar, un attico con vista sul Tamigi e un appartamento in Brera. Per fare una carriera del genere e guadagnare questi soldi in una banca italiana avrei dovuto essere come minimo il figlio del principale azionista. La verità è che sono bravo in quello che faccio. Per questo motivo ero considerato un Dio. Per questo mi hanno ricoperto di soldi. Conoscevo i mercati, i prodotti, i clienti. Era tutto facile. Alzavo il telefono, proponevo un’operazione, chiudevo il deal. I budget erano sempre alla mia portata. La crescita del mercato non era mai messa in discussione. Ero invincibile, l’intero sistema lo era. Neanche l’undici settembre ci aveva scalfito.
Oggi le cose sono diverse.
I miei clienti si fanno negare al telefono. Fino all’anno scorso sembravano i miei migliori amici. Li portavo a cena da Nobu, li portavo a Saint Tropez, li facevo girare in pista con una Ferrari Maranello. Oggi non vogliono neanche parlarmi. Mi dicono che hanno cambiato le loro politiche di investimento. Non vogliono più sentire parlare di derivati. Non vogliono più sentire parlare me. Alcuni sono stati spostati ad altre funzioni. Io continuo a chiamare, non posso fare altro. Devo far vedere che non mollo. Non posso mollare. Intanto vedo le mie stock options diventare carta straccia. Un giorno dopo l’altro.
I miei capi mi stanno col fiato sul collo. Mi chiedono quali sono gli obiettivi per il 2011. Quale tasso di crescita mi aspetto sul mercato dei derivati in Italia. Vorrei rispondere che non ci sarà più un mercato dei derivati. Non posso. Ostento sicurezza. Fiducia. Invento obiettivi che non riuscirò mai a raggiungere. Clienti che non ci sono più. Andrà tutto bene. Mento a loro e a me stesso. Il mondo non sta crollando. Io non sono l’orchestra del Titanic. Continuo a suonare. Continuo.
Questa settimana il comitato esecutivo della mia banca ha annunciato una prima serie di tagli. Hanno già iniziato. Le funzioni di supporto. Stagisti, junior, assistenti, qualche segretaria. A Londra è semplice. Ti chiamano al quinto piano, all’ufficio del personale. Ti danno una buonuscita di un mese. Ti bloccano il computer e ti dicono che hai due ore per lasciare l’edificio. “Leave the building” usano queste parole, le stesse che usano durante le esercitazioni antincendio. Tra poco inizieranno a tagliare più in alto. Siamo tutti sulla lista. Non importa quello che hai fatto negli ultimi anni. Sei solo uno stipendio da tagliare. Nel mio caso uno stipendio molto alto. Fino ad ora sono riuscito a sfangarla. Al punto in cui siamo non ci sono vie di fuga.
Nell’ultimo periodo passo più tempo nell’ufficio di Milano. Come se questo potesse salvarmi. Mi rendo conto di quanto sia inutile, ho un contratto inglese, ma vedo che anche altri miei colleghi fanno lo stesso.
La prossima settimana i grandi capi parleranno all’intero staff della banca. Parleranno in videoconferenza dai loro uffici ai piani alti. Parleranno del futuro. Parleranno di qualcosa che forse non c’è.

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