SOUL SISTER

Soul SisterCaro Dio, mi chiamo Solange e ho ventidue anni. Forse ti ricorderai di me perché fino a qualche anno fa facevo parte del coro della Lakewood Church di Houston, dove ogni domenica cantavo le tue lodi assieme a papà Matthew, a mamma Tina e alla mia sorellona maggiore, Beyoncé. Poi lei è diventata famosa e ha smesso di venire in chiesa. Io, da brava sorella minore, sto tentando di seguire le sue orme. Certo, facile, penserai tu. Penserai che io abbia la strada spianata, che trovi tutte le porte aperte. D’accordo, per me è più facile. Ma è così dappertutto. Pensa che in Italia c’è un gruppo musicale composto da anziani che è ancora più che mai sulla cresta dell’onda, i cui figli sono quasi tutti, chi più chi meno, nello showbusiness. Però io ho un problema, un problema serio. Sono una ragazza semplice, non ho mai amato i lustrini, e quando ho intrapreso la carriera di cantante ho dovuto decidere con quale look presentarmi al pubblico. E allora, anche grazie all’aiuto di mia sorella, ho scelto il migliore, lo stilista più bravo e più famoso del mondo. L’altra sera mi sono esibita agli Mtv Europe Music Awards e oggi il mio stilista ha pure fatto un comunicato stampa in cui diceva che «Solange Knowes – ha cannato il cognome ma vabbe’ – ha indossato un abito nero senza spalline con grandi paillettes a specchio Emporio Armani e un bolero in seta a righe bianche e nere Giorgio Armani». Ma allora, caro Dio, mi spieghi perché il bassista dei Finley, un gruppo di miei coetanei premiato con il titolo di Best Italian Act, quando mi ha vista con le mie paillettes e la mia seta a righe del più famoso stilista del mondo, ha esclamato «Bona quella! Peccato sembri un uovo di Pasqua!».

Annunci