IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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Il giorno del giudizio.
Oggi.
Tra pochi minuti tocca a me. Sono al mio desk, a Milano. Aspetto di essere chiamato in sala riunioni dal mio capo. Controllo gli annunci immobiliari. Se le cose continuano ad andare così male, dovrò vendere. Non potrò più permettermi quei debiti, né a Milano, né a Londra. Gli appraisal sono cominciati da due giorni. Dagli appraisal la gente sta uscendo a pezzi. E. non si vede in ufficio da un paio di giorni. È uscita dalla sala riunioni con gli occhi lucidi e la faccia rossa. Se ne è andata a casa, non è più tornata.
In alcune divisioni, le cose stanno andando anche peggio. Si esce dall’appraisal con la lettera di licenziamento. Poi arriva la mail del management. Le mail sono tutte uguali. Ringraziamo Mr XY per il prezioso lavoro svolto in questi anni. Mr XY ha deciso di intraprendere una nuova carriera. Palle. Abbiamo licenziato Mr XY nonostante lavori con noi da anni. Mr XY è per strada, nella merda. Questo dovrebbero scrivere. Chi riesce a mandare una mail prima che blocchino il computer di solito lascia l’indirizzo e il numero di cellulare privato e augura buona fortuna a tutti. Tempo due giorni e manda a tappeto invitation su tutti i social network possibili. Richieste di aiuto, più che invitation.
Dalla sala riunioni esce l’ultima vittima. Ora tocca a me. Mi alzo dal desk, mi sembra di avere tutti gli occhi addosso. Chiudo la porta alle mie spalle. M., il mio capo, è in piedi di fronte alla finestra. Fuori piove da giorni. Lui guarda gli ombrelli aperti, cinque piani più in basso. C’è puzza di sudore nella sala. Mi siedo. M. ha quarantacinque anni, un divorzio e un paio di figli. M. ha la faccia sbattuta e gli occhi spenti.
“Come va?” mi chiede, continuando a fissare la strada. Me lo chiede con il tono di voce di chi non ascolterà la risposta.
“Tutto bene” rispondo.
“Iniziamo?” mi dice sedendosi al tavolo, di fronte a me. Non mi guarda, ha di fronte a sé il form del mio appraisal.
La valutazione di fine anno si basa su criteri quantitativi e qualitativi.
In teoria.
In pratica nella valutazione conta una cosa sola. Quanti soldi hai fatto fare alla banca. Il resto viene da sé. Se hai fatto soldi, allora hai rapporti splendidi con i colleghi, sei un leader nato, porti valore aggiunto a chi ti sta intorno. Se non hai fatto soldi non hai qualità, non hai potenziale, sei una persona socialmente pericolosa. L’anno scorso di questi tempi avevo fatto il 140% del budget. Quest’anno sono al 20% scarso. M. parte da questo dato, giusto per mettermi a mio agio. Dice che non può giustificare una persona che fa questi numeri. Mi ricorda quanto costo alla banca. Me lo dice con un tono di voce neutro. Il tono di voce di chi ha ripetuto queste cose una decina di volte. Mi ero preparato un bel discorso sulle difficoltà del mercato, ma non riesco a tirare fuori una parola. Lo guardo, mentre mi smonta pezzo per pezzo. Lui continua a tenere gli occhi sui fogli che ha di fronte, rifilandomi pessime valutazioni in ogni campo. L’anno scorso ero la sua stella, il suo delfino, quello che non sbagliava mai un colpo. Mi aveva anche invitato a passare un weekend sulla sua barca a vela, in costa azzurra. Mi aveva parlato dei suoi figli, eravamo amici, per quanto si possa esserlo in questo ambiente. Ora mi saluta a malapena e non mi guarda neanche negli occhi mentre butta nel cesso la mia carriera.
“Devo tagliare il 40% del front office, 12 persone” mi dice.
“Sto mettendo giù una lista” continua.
“Il tuo nome non c’è”
Fissa i suoi fogli.
“Per il momento”
Guarda fuori dalla finestra.
“Portami qualcosa entro fine anno”
Guarda alle mie spalle.
“D’accordo” rispondo io. Mi alzo, lui mi allunga lo schifo di appraisal che ha compilato. Lo firmo, lui torna a fissare la finestra. Quando sto per uscire, mi chiama per nome. Mi volto.
Incomincia a guardarti in giro.” Questa volta mi guarda negli occhi. Il suo consiglio da amico, immagino.
“Non riuscirò a portarti niente prima di fine anno, lo sai” gli dico.
“Se vuoi tagliarmi dimmelo subito” continuo.
Lui punta il suo sguardo spento verso di me.
“Portami qualcosa”. Dice alzandosi e tornando di fronte alla finestra.
“Qualsiasi cosa”
Conclude, tornando a guardare gli ombrelli.
Esco dalla sala riunione. Mi siedo al mio desk. Apro il file excel con la lista dei miei clienti. Li passo uno ad uno. L’ho fatto un milione di volte negli ultimi mesi. Evidenzio di rosso la casella di F.M.. Top Client del 2007. Si è comprato qualsiasi schifo gli abbia proposto. Quest’anno non ha comprato un cazzo. Ci proverò. Domani.
Qualsiasi cosa. L’ultima spiaggia.

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