L’AMICO DEI CALCIATORI

l'amico dei calciatori

Solito lunedì pomeriggio a Milano. Più per noia che altro.
Posteggio nel garage sotterraneo in San Babila e mi dirigo da D&G. Banale, lo so, ma io sono uno dai gusti banali. Il Rolex, il Cayenne, non mi piace osare. Me li posso permettere e so che con quelli faccio la mia figura. Quest’anno va di moda la Bentley. A parte che costa molto di più, ma soprattutto mi sembra una cosa passeggera: l’anno prossimo con la Bentley ti rideranno dietro. Si fa per dire, ovviamente: non è che puoi ridere dietro a uno che guida una macchina così. Al massimo lo invidi. Per D&G vale lo stesso discorso: non ho abbastanza gusto, diciamocelo, per decidere con la mia testa, e allora so che lì non sbaglio.
Mi ci ha portato Ciccio, anche lui ha il conto lì. Mi ha detto che mi avrebbero fatto un bello sconto, come se un miliardario avesse bisogno dello sconto. Ciccio non so neanche come si chiami davvero. Ho il suo numero di cellulare e so vagamente dove abita. Lui di mestiere fa l’amico dei calciatori. In pratica ti aggancia senza fatica, visto che sei un personaggio famoso non serve una scusa per parlarti, e comincia a invitarti nei locali gestiti dagli amici suoi. Poi ti presenta qualche bella ragazza alla ricerca di un calciatore (o di un riccone qualsiasi, non è che per forza devi saper tirare le punizioni, ma se sei fisicamente in forma parti avvantaggiato) e, se vuoi, ti offre qualche tiro di coca. Se ti piace e se non hai già un pusher di fiducia, lui lo diventa.
Ma Ciccio non è uno spacciatore. Se non facesse ridere potrebbe dire in giro che si occupa di “servizi per calciatori”. Cosa ci guadagna? Semplice: questi ricambiano invitandolo alle loro feste, gli permettono di farsi vedere in giro con gente famosa e gli procurano altri contatti. Lui di questo ci vive, non da nababbo ma ci vive. Ed è sempre meglio che alzarsi alle sei per andare in fabbrica. Fa parte dell’indotto, insomma, come chi vende sciarpe fuori dallo stadio.
Sabri me l’ha presentata lui. Non si può dire che stiamo insieme, anche se i giornali di gossip dicono così. Non che ci diano la copertina, ovviamente: solo qualche fotina con didascalia ogni tanto. “Numero 12 e Sabri al Twiga”. Cose così, non è che facciamo notizia. Io sono un calciatore qualunque e lei una quasi coetanea che quasi dieci anni fa è stata una paperetta a Paperissima. Capirai.
Ieri per fortuna ho giocato. Quando sei in scadenza di contratto è importante. Tutti voti sopra il sei (non molto, in verità) sui tre quotidiani sportivi. “Io non leggo i quotidiani e non guardo mai i miei voti” dicono tutti. Cazzate. Tutti li leggiamo e i nostri voti sono la cosa che ci interessa di più. Non vedo come potrebbe essere altrimenti.
Mi sono divertito, nei giorni scorsi, a leggere i commenti al mio primo post. Forse non mi ero spiegato bene: quella del numero 12 era solo un’immagine. Non sono davvero un portiere di riserva, ma volevo far capire che sono uno di quelli che tutti sanno che c’è ma nessuno nota, sempre pronto a entrare ma mai decisivo. Proprio come ieri.
“Grande numero 12”, mi ha gridato un tifoso quando siamo usciti dal campo. Ma aveva lo stesso tono che si riserva a quei bambini un po’ lenti che ogni tanto ti stupiscono per la loro prontezza di riflessi. Mi ha messo tristezza, e non mi è ancora passata. Mi sa che ci vorrà un bel tiro, più tardi. Tanto alla prossima partita manca una settimana e l’eventuale antidoping è ancora lontano. In una settimana, se non esageri, fai a tempo a smaltire tutto. E io non esagero. Io sono un numero 12.

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