UNO SU VENTI

uno_su_ventiOrologeria Pisa, via Montenapoleone. Sono qui per comprare il regalo di Natale per Sabri. Ho già deciso. Anzi: è lei che ha deciso, e va bene così. Piuttosto che spendere un sacco di soldi per una cosa che magari neanche le piace, è meglio prenderle quel che so già che le piacerà: un Lady Datejust in acciaio e oro rosa, lunetta liscia, due brillanti, automatico. Con un piccolo sconto me lo fanno a 6mila euro. Un centesimo del mio stipendio annuale. Come se uno che guadagna duemila euro al mese facesse un regalo da 280 euro. Sarebbe un bel regalo (e un bello stipendio), ma non si potrebbe certo dire che questa persona si è svenata. Mentre sono in cassa a pagare riconosco il vocione di S. Lui gioca qui a Milano e da come lo salutano i commessi mi pare che nel negozio sia di casa. S. è uno di quelli forti, molto più di me. E’ straniero e, se la sua nazionale riuscirà a qualificarsi, tra due estati lo vedremo al mondiale in Sudafrica. “Come stai?”, mi chiede ad alta voce. Poi abbassa notevolmente il tono: “Hai sentito che casino per quell’intervista sulla 7?”. L’intervista me la sono persa ma so benissimo di cosa sta parlando. Un calciatore di serie C, reso irriconoscibile dal cappuccio in testa e dalla voce pesantemente camuffata, ha raccontato che arrotonda facendo da escort per diversi suoi colleghi di serie A, un paio anche del giro della nazionale. “Pur di beccare due lire c’è gente che si inventa queste storie”, gli rispondo. La mia ipocrisia non ha limiti. Mentre gli auguro un buon Natale penso che, chiunque sia il calciatore intervistato dalla 7, non ha certo detto niente di nuovo. L’omosessualità nel calcio ufficialmente non esiste. “Mai conosciuto un calciatore gay”, dicono sempre tutti quando qualcuno gli chiede se in serie A sono davvero tutti etero. Ma come è possibile che non esistano calciatori gay? Leggo su Wikipedia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che gli omosessuali sono il 5 per cento della popolazione. Uno su venti. Considerando che in serie A le rose sono molto ampie, questo signfica che in ogni squadra c’è almeno un calciatore a cui piacciono gli uomini. Anch’io sono sicuro di non avere mai conosciuto un collega gay, ma sarebbe più giusto dire che non ho mai incontrato nessuno che dichiarasse di esserlo. Perché nel calcio l’omosessualità è un tabù e l’omosessuale un personaggio da isolare, da prendere in giro, da guardare come una bestia rara. Quindi chi è omosessuale si guarda bene dal dirlo in giro. Altrimenti, al primo errore, assieme ai fischi si prenderebbe anche gli insulti. E sui giornali sarebbe per sempre “quello che ha fatto outing“. Un inferno. Gigi Buffon ha appena scritto un libro sulla sua vita, e ha detto di aver sofferto per alcuni mesi di depressione. Non essendo uno stupido, in quei mesi non ha reso pubblico il suo problema, altrimenti a ogni errore, a ogni deviazione rispetto alla normalità, tutti avrebbero tirato fuori quella storia. Se un calciatore dichiarasse la sua omosessualità accadrebbe lo stesso. Ecco perché nessuno dice di essere gay. Sandro Mazzola non è uno che ama far parlare di sé. Eppure ha detto di aver incontrato avversari omosessuali. Non penso proprio che se lo sia inventato, anche se mi fa sorridere il fatto che i gay fossero “tra gli avversari“. Qualche anno fa ho anche letto da qualche parte che un autore teatrale aveva messo in scena uno spettacolo in cui si parlava dell’omosessualità nel mondo del calcio. Quell’autore, di cui non ricordo il nome, sosteneva anche di avere avuto una storia con uno dei campioni del mondo dell’82. Ricordo che ne parlai con qualche mio compagno e, fra una battutaccia e l’altra, cercammo di capire chi poteva essere. Alla fine ci trovammo d’accordo sul fatto che la storia era inventata, anche perché, come da frase fatta, “non esistono calciatori gay”. Eppure sarebbe bastato fare due conti. I campioni dell’82 erano ventidue, gli omosessuali uno su venti. La matematica non è un’opinione.

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