COMPLIANCE

compliance

Oggi sarà una giornata di merda.
Sono tornato a Milano nel pomeriggio, dopo tre giorni a Londra passati a cercare di chiamare G. e a leggere mail di congratulazioni a E., per il suo deal di fine anno.
G. non mi ha risposto, non mi ha richiamato.
E. si sta godendo il suo momento di gloria.
Tra meno di un’ora ci sarà un brindisi per festeggiare la cosa. Champagne in bicchieri di plastica per tutti. Mi immagino la scena: S. farà il suo discorso, tutta la sala farà a gara per brindare con E., lei tirerà fuori il suo sorrisetto finto timido. Il solo pensiero di vedere oggi quel sorrisetto mi dà il vomito. Entro in sala operativa. E. non è al suo desk, anche S. non si vede in giro. Saranno in video conferenza con le Diable, a leccarsi il culo a vicenda. Su un tavolo, di fianco all’ingresso della sala, ci sono già pronte una decina di bottiglie di Veuve Clicquot.
Accendo il computer, apro il database delle operazioni chiuse. Da tre giorni muoio dalla curiosità di sapere quale cliente di E. dovrò ringraziare, quando mi sbatteranno fuori a calci. Ho accesso a questo database solo da Milano, non da Londra. Ci metto poco a trovarlo, le operazioni sono meno di una decina dall’inizio dell’anno.
Il cliente è un fondo gestioni. Uno di quelli piccoli. Uno di quelli che non facevano niente da anni. Fortuna, penso. Mi chiedo però perché chiudere questo tipo di operazione ora. Poi l’occhio mi cade in basso a destra dello schermo. L’operazione è stata chiusa tramite un veicolo. Una scatola vuota, di solito con sede in qualche isola sperduta nell’atlantico.
L’operazione ha senso ora.
Cose di questo genere si fanno per fottere il fisco in Italia, lo fanno in molti, di solito i grandi gruppi. Non tutte le isole sperdute vanno bene. Alcune sono nella black list e non si possono neanche nominare in una banca di investimento.
Compliance.
Bisogna stare attenti, quando si fanno queste operazioni. Interrogo il database per sapere il nome dell’isolotto sperduto. Esce il nome. Una campanella suona nella mia testa. Fine della ricreazione per E..
Isolotto sbagliato.
Apro il database del dipartimento compliance in un’altra finestra del computer. Consulto la black list, giusto per sicurezza. Non mi sono sbagliato, l’isolotto è stato inserito giusto un paio di settimane fa.
Vedo E. e S. uscire dalla sala riunioni. Facce sorridenti e soddisfatte. Mi alzo, S. sembra sorpreso di vedermi, mi saluta, ha la faccia molto meno triste del solito. E. si siede al suo posto, è di ottimo umore, mi chiede come sto.
L’operazione è stata chiusa tre giorni fa. La telefonata dovrebbe arrivare a momenti, penso.
Le rispondo che va tutto bene, le faccio i complimenti per il deal. La vedo in buona, decido di buttare l’amo.
“Da dove hai tirato fuori questa magia?” le domando, con tono di voce ammirata per il suo genio. Lei ci casca, S. sta ascoltando, fiero della sua campionessa. E. mi dice il nome del cliente.
“Non facevano niente da anni, come mai si sono svegliati adesso?” domando sorpreso.
“Questioni fiscali, abbiamo chiuso tramite un veicolo”
“Beh, complimenti di nuovo”.
Le sto leccando il culo. Manca ancora un pezzo però.
“Sede del veicolo?” domando.
E. mi risponde. L’isolotto a pagina due della black list. Faccio finta di pensarci su. Vorrei che questo momento non finisse mai.
“Non vorrei dire una cazzata” scandisco le parole “ma non è per caso entrato nella black list settimana scorsa?” domando, guardando S. dritto negli occhi.
Vedo le due facce di fronte a me diventare bianche come la mia camicia. Io sono ancora in piedi, ma vorrei accomodarmi sulla mia sedia, ordinare coca cola e popcorn, e godermi la scena. Resto in piedi. Vedo le labbra di S. pronunciare la parola “merda” senza emettere alcun suono. Vedo E. che cerca di aprire il database del dipartimento compliance. Le sue mani stanno tremando, ha difficoltà a premere i tasti. Il database ci mette una vita ad aprirsi. Cerco una frase per godermi ancora di più questo momento.
“Magari mi sbaglio…”.
Trovata.
Suona il telefono. In perfetto orario. È la linea del team, rispondo io al primo squillo tenendo gli occhi fissi su S.
E. si sta accanendo sul suo mouse nel tentativo di aprire il database.
Dall’altra parte del telefono c’è M., il capo dell’ufficio compliance di Milano.
Tutto come previsto.
Non ho mai visto M. in faccia. Credo lavori in questo palazzo, un paio di piani sotto, in qualche ufficetto con due, tre scagnozzi. In media ci mettono tre giorni per controllare le operazioni chiuse e dare la loro approvazione.
Niente approvazione, niente deal.
Mi chiede di E., lo metto in attesa. S. è in piedi di fronte a me, una statua di cera. E. mi sta fissando, ha gli occhi lucidi.
“E’per te” le dico “compliance” aggiungo.
E. prende la cornetta. La telefonata dura meno di due minuti. Lei dice solo “capisco” e “va bene”. Lo dice una decina di volte. Intanto il resto della sala ha capito che sta succedendo qualcosa. Tutti guardano verso di noi. In silenzio. E. riattacca, si accascia sulla sedia, si mette le mani sul viso. Le sue spalle iniziano a tremare. S. ha capito.
“Dobbiamo cancellare il deal?” domanda a E.
Lei non risponde.
“Dobbiamo cancellare il deal?” ancora, a voce più alta.
E. muove la testa, senza togliere le mani dal viso.
La risposta è sì.
S. tira un calcio alla cassettiera, sotto il desk.
“Sei una deficiente” dice a E., che continua a scuotere la testa.
“Sei una deficiente” le urla.
Nessuno in tutta sala muove un muscolo. Anche i computer vorrebbero essere da un’altra parte in questo momento.
Io no.
Sto bene dove sono.
Li osservo, mentre vanno a fondo.
Come me, con me.
Ora E. dovrà chiamare il suo cliente. Dovrà cancellare l’operazione. I suoi due milioni finiranno dritti nel cesso. La banca farà una figura di merda colossale. Un altro cliente perso, per sempre. Vorrei godermi anche la telefonata, ma ne ho avuto abbastanza per oggi.
Mi alzo, dico “vado a casa” ma non credo interessi a nessuno. Di fianco all’uscita ci sono le dieci bottiglie di Veuve Clicquot. Mi volto, tutta la sala sembra immobile. S. si è seduto e sta scuotendo la testa.
Prendo una delle bottiglie, me la infilo sotto il cappotto. Me ne vado. Domani si ricomincia. Tutti sulla stessa barca.

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