DAVID BECKHAM E’ UN NUMERO 12

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Ti ho visto sul prato con la sciarpa al collo. Ti ho sentito dire le solite frasi di circostanza. Ho ascoltato per tutta la sera i dettagli della tua nuova vita. Dove starai, cosa mangerai, come ti vestirai. Ho sentito quel sant’uomo del tuo allenatore dire che sarai molto utile alla squadra. Ho sorriso vedendo il faccione di chi ti ha portato fra noi. Rideva come quando ha alzato la Champions, non ho notato differenze. Ho pensato a te ragazzino, a quella maglia rossa che hai sognato e raggiunto grazie al tuo talento e al mazzo che ti sei fatto. Eri uno vero, non come la band di tua moglie, dove nessuno suonava e forse nessuno cantava. Una cosa costruita a tavolino, come tutta la tua carriera a partire dal momento in cui hai lasciato la squadra del cuore per diventare quello che sei oggi. Uno che dopo l’allenamento andava al pub con Neville e ora dorme al Four Seasons. Uno cresciuto nella pioggia del Nord dell’Inghilterra e che ora sta a Hollywood. Uno che va dove ci sono i soldi e le occasioni di lavoro per un’ex Spice Girl. Uno che si è sposato per amore ma il cui matrimonio è diventato un business. Uno che dove lo metti sta, lo ha capito anche quel rompicoglioni di Capello, che a Madrid è arrivato pieno di pregiudizi ma poi si è dovuto ricredere. Perché sei uno che sa giocare, che si allena e che non rompe i coglioni. Perché alla fine, caro Beckham, giocherai con il 32 ma sei anche tu un numero 12.

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