METTERE LE COSE A POSTO

mettere_le_cose_a_posto

Otto anni fa. Londra. L’inizio di tutto.
Ricordo.
Laureato con il massimo dei voti. La banca mi aveva pagato il biglietto aereo per Londra e un albergo di fianco all’ufficio. Due giornate di colloqui, l’ultimo, con le Diable. Avevo fatto vedere la mia fame di soldi, la mia ambizione, la mia sicurezza. Sales Assistant, sede di lavoro: Londra. Facevo parte del battaglione Tamigi. Così ci chiamavano. Quelli che per saltare il militare se ne stavano due o tre anni in Inghilterra.
Otto anni fa.
M., i suoi occhi grandi.
Ricordo.
Stavamo insieme da un anno. Quando ero partito le mancavano ancora un paio di esami. Poi mi avrebbe raggiunto. Questo era il piano. Ricordo il suo abbraccio, all’aeroporto. Il suo corpo sottile, la sua pelle bianca. Poi il suo sorriso. Le mie promesse, sussurrate mentre le accarezzavo i capelli. Andrà tutto bene. Le avevo detto. Andrà tutto bene. Le avevo ripetuto.
Sei mesi dopo la mia partenza il piano era andato a puttane.
Il padre di M. si era sentito male durante una partita di tennis. Era entrato in coma, era morto.
Ricordo.
La voce di M. al telefono che mi supplicava di tornare.
Ero a Londra da otto mesi, le cose andavano bene, le Diable mi adorava. Avevo un mio portafoglio clienti, chiudevo un deal dopo l’altro. Ero una macchina da soldi. Era settembre, si parlava già di bonus.
La voce di M., le sue lacrime.
Il funerale era di giovedì. Avevo promesso di esserci. Avevo giurato di esserci. Avevo prenotato il primo volo del mattino. All’aeroporto, avevo ricevuto la telefonata del mio miglior cliente. Era pronto a chiudere il deal dell’anno, quello che mi avrebbe aperto le porte del paradiso. Sarei diventato top producer della sala operativa. Avevo fatto i miei calcoli. Ero in coda per il check in. Due persone davanti a me. Non riuscivo a muovermi. Sapevo cosa era giusto fare in quel momento.
Lo sapevo.
Sapevo cosa era sbagliato fare in quel momento.
Ero tornato in ufficio, avevo chiuso il deal.
La sera avevo provato a chiamare M. Lei non aveva risposto.
Ricordo.
Andrà tutto bene, avevo pensato. Il giorno dopo lei mi aveva richiamato, solo per dirmi che ero una merda. Nient’altro. Fine della storia. Non avevo più cercato M., lei non aveva cercato me.
Otto anni. Otto anni e qualche mese.
Sto guardando il telefono. Sono le undici di mattina e lo sto guardando da un secolo. Le Diable vuole che fissi un appuntamento con M. e il suo grande capo il più presto possibile. Mancano pochi giorni a Natale. Devo darmi una mossa. E. non si vede più. Si è presa tre settimane di vacanza. Per stare con la famiglia, così mi hanno detto. La sala operativa è in silenzio, siamo rimasti in pochi. I pochi che ancora ci credono. Io non sono uno di quelli, ma non ho una famiglia con cui stare. Compongo il numero. Dieci cifre. Arrivo alla nona. Mi fermo, riattacco. Una voce nella mia testa mi chiede che cosa sto facendo. Me lo chiede da un paio di giorni.
Cosa stai facendo?
La voce mi dice altre cose.
Vattene.
Vattene lontano.

Vattene, senza voltarti.
Ieri ho ricevuto una mail da G.
Insulti, minacce di denuncia. L’ho cancellata. Ho guardato di nuovo la foto sul cellulare. La voce mi ha fatto un’ altra domanda.
Vuoi arrivare fino in fondo?
Le Diable mi sta addosso. Continua a chiedermi di M.
Devo darmi una mossa.
Compongo il numero, ancora una volta. Dieci cifre. Tutte e dieci.
M. risponde al terzo squillo. La sua voce fredda. Le dico il mio nome.
Silenzio.
Cosa stai facendo?
“Cosa vuoi?” la sua voce che mi colpisce in piena pancia.
Devo dire qualcosa. Qualsiasi cosa.
“Vorrei vederti”
“Perché?”
“Per parlare”
“Possiamo parlare al telefono. Cosa vuoi?”
Cosa voglio. Voglio non essere quello che sono. Vorrei non essere qui, adesso, al telefono con te.
Voglio essere all’aeroporto, otto anni fa. Non voglio partire, non voglio buttare nel cesso la mia vita inseguendo bonus e deals, voglio restare con te, voglio accarezzare i tuoi capelli, guardarti negli occhi, voglio che vada tutto bene.
“Voglio vederti” non riesco a dire altro. Sono un disco rotto. Voglio vederti.
“E’ passato molto tempo”
“Lo so, voglio vederti”
“Le cose sono diverse adesso”
“Lo so, voglio vederti”
“Vediamoci dopo Natale” la sua voce, meno fredda di prima.
“Quando?”
“L’ultimo dell’anno sono in ufficio. Possiamo incontrarci a pranzo”
“Ok”
Il telefono muto.
Nessuno dall’altra parte della cornetta.
Nessuno in sala operativa.
Mi alzo, voglio andare a casa. Mettermi a letto, dormire per dieci giorni.
Fino all’ultimo dell’anno. Il mio appuntamento. La mia ultima possibilità per mettere le cose a posto.
Una volta per tutte.

Leggi tutte le puntate

Annunci