COSA DIVENTA UN CALCIATORE QUANDO NON GIOCA PIU’?

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E’ un lunedì diverso dal solito. Niente botte da smaltire, niente shopping a Milano. Scrivo da un Internet point a due passi da Ocean Drive. Sono a Miami per le vacanze di Natale. Sono o non sono un calciatore medio(cre)? Vi aspettavate che passassi le ferie nelle capitali della cultura? Sono venuto in Florida con Sabry, che è un po’ come andare all’Oktoberfest portandosi la birra da casa. Ma delle donne che frequento in Italia vi parlerò un’altra volta. Ora sono qui, negli Stati Uniti che fra qualche giorno avranno un nuovo presidente. Per il momento sembra tutto identico all’anno scorso.

Alla partenza da Malpensa ho incontrato Paolo Maldini con la sua famiglia. Non è che siamo mai stati amici, questione di età ma anche di occasioni. Lui è Maldini da quando aveva vent’anni, anche prima, io sono sempre stato un Numero 12. Comunque vado a salutarlo. Solite frasi di circostanza, Miami è bella anche d’inverno, posso starci poco perché poi ho il ritiro a Dubai, arriva Beckham, cose così.

Una cosa avrei voluto chiedergliela. Come ci si sente sapendo che è l’ultima volta? Che il prossimo Natale sarai in vacanza da sei mesi? Non ho avuto il coraggio di farlo, anche perché mi sembrava sereno, più preoccupato per la Coca-Cola che il suo figlio più piccolo tentava a più riprese di versarsi sui calzoni. “A Miami c’è anche Nesta”, mi ha detto all’improvviso, “è lì per la sua schiena”.

Alessandro Nesta ha la mia stessa età. Lo conosco bene perché abbiamo giocato insieme nelle nazionali giovanili. Eravamo due promesse. Lui più di me, infatti la sua promessa è stata mantenuta. Sono anni che non riesce a giocare con continuità. Pare che l’ultimo infortunio se lo sia fatto in casa, prendendo in braccio suo figlio. Non lo sento da una vita. “Paolo, mi dai il suo numero?” Ho sentito che Galliani e Berlusconi lo danno per finito. Mi chiedo come si senta in questo momento, forse anche lui si dà per finito, visto come gli sono andati gli ultimi anni.

Arrivato a Miami lo chiamo, non so neanch’io perché; avrei potuto benissimo farlo mesi fa.

“Ciao Sandro, come stai? Sono Numero 12”
“Ciao, è una vita! Tutto bene, tra una visita e l’altra”
“Volevo farti tanti auguri, ho incontrato Maldini in aeroporto e mi ha dato il tuo numero. In bocca al lupo…”
“Grazie, non ti preoccupare, vediamo…”

Vediamo. Mi sarebbe piaciuto dirgli che tanto, comunque vada, ha un sacco di soldi e una famiglia assieme a cui goderseli. Che alla Lazio, anche come dirigente, se lo riprenderebbero a braccia aperte. Che la vita va avanti. Però non me la sono sentita.

Perché, quando sei qualcuno solo per quello che hai fatto in campo, non sono così sicuro che la vita continui. Se capitasse a me cosa farei? Chi sarei? O meglio: chi diventerei? Chi sarà Numero 12 quando non giocherà più a calcio? Pensieri brutti da farsi al sole di Miami, eppure arrivano inesorabili.

A qualche isolato di distanza Paolo Maldini si prepara per uscire a cena con la sua famiglia. Lui sarà Paolo Maldini anche il prossimo anno, quando non giocherà più. Io al massimo resterò un Numero 12, uno dei tanti.

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