ARRIVEDERCI E GRAZIE

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Vacanze finite, si ricomincia a correre. Certo, molto meglio di chi deve correre in fabbrica e sperare che l’anno nuovo non sia quello del licenziamento. Non che l’ansia da rinnovo del contratto mi abbia abbandonato, anzi. Però, saranno le giornate passate in Florida, ma oggi non ho voglia di pensare che questa potrebbe essere la mia ultima stagione.

Miami mi manca. Mi manca il poter andare in giro senza essere riconosciuto da tutti. Senza che metà della gente appassionata di calcio (un bel po’ di gente, in Italia) si senta in dovere di dirmi che sa chi sono e l’altra metà di ammiccare come per dirmi “so chi sei ma ti tratto come uno normale e quindi faccio finta di non sapere chi sei”. A Miami nessuno sapeva chi sono e quindi tutti mi trattavano come uno normale. Ragazze comprese, che infatti non mi cagavano per nulla.

Ovviamente, visto che ho un sacco di soldi e fisicamente non sono proprio da buttare via, portarmi a letto una donna non è mai stato un grosso problema. Adesso sto con Sabri da un anno e le sono fedele, anche se non credo di amarla veramente. Ci vediamo, usciamo, ci divertiamo, però non penso certo di passare la mia vita con lei. Ma non crediate che da single uscissi tutte le sere a caccia di donne. Troppo complicato: ti tocca fare il brillante, fingerti interessato a quello che dicono e soprattutto pensare al “dopo”. Al fatto, cioè, che una ragazza che è stata a letto con te pensa che quello sia stato il primo atto di una storia, anche se tu magari vorresti che fosse l’ultimo. E’ per questo motivo che tanti calciatori, nonostante possano avere ragazze bellissime, non disdegnano il sesso a pagamento. Rischiano di farsi beccare, di essere riconosciuti, di farsi prendere per il culo dai tifosi, ma preferiscono fare così per poter dire “arrivederci e grazie” senza essere costretti a fingere sentimenti che non provano pur di rimediare una scopata.

Fino a un anno fa facevo così anch’io e quando con Sabri finirà tornerò ben volentieri in un locale dove mi ha portato un compagno di squadra, sposato e con due figli, un giorno che eravamo andati a Milano per una trasmissione. Si chiama Disco Lady Club e si trova poco dopo la frontiera con la Svizzera, dalle parti di Chiasso, credo. Il posto è piccolo, molto illuminato, volendo si può persino ballare. Le ragazze non sono tante, e non sono un granché, anche se ogni volta che ci sono andato erano tutte diverse rispetto alla volta precedente. Le camere sono belle, con il bagno, la doccia e tutto. Sembra di stare in albergo. Vai lì, ti bevi qualcosa e scegli. Mi è pure capitato di incontrare altri calciatori, un saluto veloce e via. A nessuno fa piacere di essere beccato lì ma ovviamente nessuno racconta in giro nulla, altrimenti dovrebbe anche spiegare cosa ci faceva.

Dovrebbe dire che, pur avendo la possibilità di farsi ragazze molto superiori alla media, ha preferito andare in un bordello in Svizzera e tirar fuori cento euro per pagare una prostituta della quale non sa nemmeno il nome. Pur di non doverla chiamare il giorno dopo. Pur di non doverla rivedere. Pur di non trovarsela ogni domenica in tribuna o, ancora peggio, essere mostrato come un trofeo alle sue amiche. Pur di poter dire “arrivederci e grazie”.

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