FRANCO FANIGLIULO 1989 – 2009

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1986. Milano. Radio Popolare. Bar Sport è una trasmissione di culto, in onda la domenica sera dalle 11 a mezzanotte e mezza. La realizza un gruppo da cui usciranno la Gialappa’s Band e quelli di Catersport. Verso la fine, dopo rubriche che pigliano giustamente per il culo gli strafalcioni dei cronisti di Tutto il calcio e di Novantesimo minuto, arriva Campioni in mutande, uno spazio dedicato a descrizioni surreali della carriera di giocatori poco noti come Terracenere o Maragliulo. Rispetto al resto della trasmissione la rubrica non è un granché ma la sigla è eccezionale. Una voce che si capisce appartenere a un irregolare scandisce di un certo Guglielmo che ha un reggipetto e se lo mette spesso, poi parla di un club di menestrelli di Gesù di cui fanno parte i blue jeans e Zeffirelli. E poi c’è quel ritornello che, una volta ascoltato, non ci uscirà più di mente. Ragazzini poco inclini all’approfondimento, non ci domandiamo a chi appartengano quella voce e quella canzone.

13 gennaio 1989. Bar Sport non c’è più. Leggendo distrattamente il Corriere della Sera (e partendo come sempre dagli spettacoli, perché tutto quello che viene prima non ci interessa) ci stupiamo dell’ampio spazio dedicato da un insolitamente lucido Mario Luzzatto Fegiz (proprio uno degli artefici di quella che diventerà Radio Popolare) alla scomparsa di Franco Fanigliulo, cantante del quale non avevamo mai sentito parlare, morto a soli 44 anni a causa di un’emorragia cerebrale. Bastano poche righe per capire. E’ lui, è quello di A me mi piace vivere alla grande. Scopriamo non senza sbigottimento che il brano era addirittura stato in gara a Sanremo, nel 1979. Nell’occasione il testo fu cambiato per non incorrere nella censura, con le “foglie di cocaina” trasformate in meno scabrosi “bagni di candeggina”. Scopriamo anche altre cose: una breve militanza nella Numero Uno di Battisti e Mogol, un cameo in Berlinguer ti voglio bene (nei panni del cantante dei Romeo e i los Gringos) e addirittura la determinante collaborazione agli arrangiamenti di Blue’s di Zucchero, un album che l’estate precedente abbiamo divorato. La sensazione è quella di aver perso un grande senza averlo in realtà mai conosciuto. Al momento della morte Fanigliulo stava lavorando a un nuovo album, provvisoriamente intitolato Sudo ma godo e infine uscito postumo con il titolo di Goodbye mai.

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