UNA PORCATA PER RIPRENDERCI GLI SCAFFALI

libreria1Evidentemente avevo la faccia di chi il mondo che conta non l’ha mai frequentato. La timida e insicura ragazza acqua e sapone che si bagna in mezzo alle gambe quando legge una scena erotica in un romanzo ma che non ha mai fatto sesso con un uomo. E quel direttore editoriale se ne deve essere subito accorto, perché mi parlava con un’increspatura sul lato sinistro della bocca, una smorfia di derisione. Insomma, mi prendeva per il culo. Abbiamo parlato qualche minuto del mio manoscritto. Poi è arrivata la dottoressa F.  e si è seduta accanto a me. Ha cominciato a parlare dei libri in classifica. Ha detto: «L’anno scorso non abbiamo creduto in Muriel Barbery. Ci siamo fatti soffiare i diritti. Ora ci costeranno un occhio della testa. A Francoforte dovrò fare i salti mortali, cazzo».

Il direttore editoriale ha chiesto alla dottoressa quali erano i tempi di pubblicazione previsti per il mio romanzo.

«Tra un mese è in libreria, un mese e mezzo al massimo. Giorgio ha quasi finito», ha risposto lei.
«Ora si è messo a lavorare per la televisione e consegna in ritardo…», ha borbottato il direttore editoriale.

Avrei voluto chiedere chi fosse Giorgio e che cosa dovesse finire ma non ebbi il coraggio di fiatare perché quella riunione, quella stanza, mi agitavano, e non vedevo l’ora di tornare a casa. Solo dopo avrei scoperto quale grande errore era stato non chiedere spiegazioni.

«Chi seguirà Michela?», chiese il direttore editoriale.
«Dell’ufficio stampa intendi?»
«Sì»
«Pensavo a Carmen»
«Uhm»
«Non va bene?»
«Meglio la nuova, come si chiama? Cinzia?»

Mi davano la nuova arrivata perché ero un’esordiente e i grossi autori, quelli che fanno i capricci ma che ti fanno vendere milioni di copie, sono prerogativa degli uffici stampa esperti.
Ci siamo salutati: io con imbarazzo e la mano sudata, la dottoressa F con freddezza e il direttore editoriale con quell’increspatura stronza sul lato sinistro della bocca.
Sono uscita dalla stanza e ho camminato nei corridoi del grosso open space. Ho aspettato l’ascensore con due donne che parlavano animatamente.
La più vecchia delle due continuava a chiedere all’altra:

«Hai ottenuto l’anticipazione sul Corriere?»
«Ci sto lavorando?»
«Qual è il problema?»
«Il problema è l’autore. Politicamente si è esposto troppo»

L’ascensore era ormai arrivato. Siamo entrate tutte e tre.

«Ma il romanzo non parla di politica»
«Lui si è esposto troppo, personalmente. Ha sostenuto un candidato del PD alle passate elezioni comunali»
«Proviamo a chiamare un giornalista di Repubblica»
«Non possiamo vendere l’anticipazione ad altri»
«Perché?»
«Perché poi i giornalisti del Corriere ci faranno a pezzi, per ritorsione. Ci siamo giocati la grande uscita, rassegniamoci»
«Quindi questo libro non venderà?»
«No, ma dopo l’estate facciamo uscire una porcata sul sesso giovanile. Così ci  riprenderemo gli scaffali. Ho già parlato con una giornalista di Diva&Donna. Siamo a posto»

Sono uscita dall’ascensore, ho consegnato il mio pass e ho ritirato il documento personale.

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