E’ CAMBIATO TUTTO

e_cambiato_tuttoLunedì mattina a Milano, ma stavolta non so cosa aspettarmi. Non sono qui per buttare un po’ di soldi nel cesso, ma per conoscere le persone da cui potrebbe dipendere il mio futuro di calciatore. Carlo, il mio procuratore, ha deciso di fare il grande salto. O di scavarsi la fossa, a seconda dei punti di vista. L’anno scorso ha messo le mani su due diciottenni di belle speranze, gente che dopo i prossimi mondiali, comunque vada, entrerà nel giro della nazionale. Questo ha attirato l’attenzione di un’agenzia di “management dello sport”. Da una settimana è in pratica un loro dipendente. Non sono procuratori, o comunque non amano che li si definisca così. Anche perché ci tengono a non presentarsi come gente che si occupa solo di calcio. Nella loro scuderia c’è gente che ha vinto le Olimpiadi, gente che gli frutta molto, non tanto in termini di percentuale sull’ingaggio (che a volte nemmeno esiste) quanto sui contratti pubblicitari. La sede è proprio dietro la Borsa, e in effetti sembra quella di una società finanziaria. Solo che non tratta titoli ma persone.

L’appuntamento è alle 9.30. Arrivo puntualissimo perché ho dormito direttamente a Milano, per non rischiare brutte figure con i miei nuovi procuratori (io continuo a chiamarli così perché questo sono). “Buongiorno, si accomodi”. Il sorriso standard della receptionist, molto carina ma vestita come una bancaria, mi mette un po’ d’ansia. Questa è gente seria, o almeno sembra. “Eccoci qua”, sento dire mentre scorro i voti sulla copia della Gazzetta sul tavolino della sala d’aspetto. Quello che ha l’aria di essere il padrone della baracca si presenta. Sembra un banchiere, forse lo era. Mi porta nel suo ufficio, tappezzato di fotografie formato poster dei suoi assistiti. Carlo è lì in un angolino, con l’aria di uno che non conta un cazzo. Quando il boss inizia a parlare capisco che non è solo l’aria, e che per me sta per cambiare tutto.

“Numero 12 – mi fa – noi qui facciamo soldi, e di soldi con te rischiamo di non farne. Carlo però si era impegnato a fare il tuo procuratore anche per l’anno prossimo e a noi non piace pagare penali, perché le penali sono soldi in meno“. Mi verrebbe voglia di dirgli di venire al punto ma capisco che non manca molto. E infatti. “Tu quindi pensa a giocare e a non fare cazzate. Hai rifiutato il trasferimento, io l’avevo detto a Carlo di dirti che sarebbe cambiato  tutto ma lui sperava che tu accettassi, ne era sicuro”. Carlo vorrebbe sparire. “Ora invece ci sei finito sul groppone. Un calciatore medio, di una certa età e senza contratto. Qualcosa faremo, anche se adesso non mi viene in mente nulla. Tu intanto pensa a giocare e a non fare cazzate”. Mi verrebbe voglia di chiedergli perché mi hanno convocato qui ma non faccio a tempo neanche ad aprire la bocca. “Ci facciamo sentire noi” è il congedo che significa che per le prossime settimane non devo nemmeno pensare di chiamarli per sapere se ci sono novità. Carlo non ha aperto bocca e nemmeno mi viene ad accompagnare alla porta. Non è più il mio procuratore. E’ un loro dipendente. E io un numero 12 di cui farebbero volentieri a meno.

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