NON CI PROVARE, SONO UN NUMERO 12

non_ci_provare_sono_un_numero_12

Poche cose mi danno fastidio come la scritta “bloccato” sul display del cellulare. Mai una volta che da un numero sconosciuto arrivi una buona notizia. E infatti. Stavolta a chiamarmi è S., un mio ex compagno che gioca in B. Ci siamo conosciuti una decina d’anni fa e da allora mi chiama solo quando ha bisogno di un favore, di solito numeri di telefono dei tanti maneggioni che campano intorno al nostro mondo. Non è che siamo amici, insomma.

Stavolta però il favore è di quelli che possono decretare la tua morte calcistica. Più che chiedermi un favore in realtà sta cercando di capire se può usarmi per uno dei suoi giochetti. S. è uno che scommette, scommette forte. Scommesse legali, lui non è uno da totonero. Ma i calciatori non possono scommettere, tantomeno sulle partite della squadra per cui giocano. Violazione dell’articolo 1, quello sulla lealtà sportiva. S. vuol piazzare una scommessa su una partita della mia squadra in programma il mese prossimo. Roba da centomila euro, probabilmente non è da solo. E ora vuole capire fino a che punto sono disposto a dargli una mano. Ovviamente una parte del guadagno, circa 250mila euro se le cose vanno come devono, sarebbe per me. Mi metterei in tasca 15mila euro, meno di un terzo di quel che guadagno in un mese. Troppo poco per rischiare una squalifica che metterebbe fine alla mia carriera.

La cosa più triste è il fatto stesso che mi abbia chiamato, penso mentre lo saluto dicendogli di andare affanculo. Capirei se ci fossero stati dei precedenti, se mi fossi già prestato a una combine. Non voglio fare l’anima bella, però S. mi fa davvero schifo. Guadagna in un mese quello che un impiegato porta a casa in un anno facendosi il triplo del mazzo, eppure rischia grosso per mettersi in tasca soldi di cui non ha veramente bisogno. Mi fanno schifo S. e quelli come lui. Tre portieri di serie B, Bassi dell’Empoli, Cassano del Piacenza e Guarna dell’Ascoli hanno da poco ricevuto una lettera anonima che terminava più o meno così: “Ci avete fatto rimettere decine di migliaia di euro, se non convincerete i vostri compagni a perdere la prossima gara uccideremo voi o i vostri familiari”. Nella lettera di Guarna c’erano anche insinuazioni sulla sua vita sessuale.

Posso capire che dei delinquenti, dei disperati come quelli che hanno scritto queste lettere, cerchino di portare a casa qualche soldo con i loro metodi. Ma un calciatore no. Un calciatore non dovrebbe farlo perché il sistema gli garantisce una ricchezza che dovrebbe metterlo al riparo da certe tentazioni. Eppure in passato è successo, e succederà ancora. Non parlo di partite accomodate in chiave salvezza, quelle arriveranno a primavera, poco ma sicuro. Parlo di lucrare le briciole su quella che è comunque una montagna di soldi. Una volta tanto sono stato fiero di essere un numero 12.

Leggi tutte le puntate

Annunci