A NOI NON INTERESSA SE FAI IL CALCIATORE O L’IMBIANCHINO

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“Guarda che a noi non interessa se fai il calciatore o se fai l’imbianchino. A noi interessa che tu sia un bravo ragazzo.” Sono a casa dei miei, era da Natale che non ci vedevamo e sono andato a trovarli. Anche per dirgli che con Sabri era finita. Come spesso è accaduto nella storia del nostro rapporto fatto di poche parole, mia madre e mio padre mi hanno stupito. Pensavo che ci sarebbero rimasti male, delusi, che pensassero che prima o poi mi sarei sposato e avrei avuto dei figli. Invece hanno preso la notizia senza fare commenti, dispiaciuti per me ma non delusi.

Gli ho parlato del contratto, delle mie preoccupazioni per un futuro da calciatore che potrebbe anche non esserci, della casa che avrei voluto comprargli (e che avrei già potuto comprargli, se avessi risparmiato un po’ di più). Una casa più grande, più bella, più comoda di quella nella quale sono cresciuto e che, quando ci torno, ha il potere di ricordarmi quali erano, una decina di anni fa, i miei sogni e le mie speranze. Ai miei non interessa una casa più grande, gli interessa che io sia sereno, che non mi cacci nei guai, che io sia “un bravo ragazzo”, qualunque cosa significhi per loro. La mia camera da letto è diventata una specie di magazzino, ma al muro c’è ancora il poster di Roberto Baggio, il mio idolo di tanti anni fa. Sognavo di diventare come lui, con lo stesso genio e magari un po’ di sregolatezza in più. Il suo genio però mi è sempre mancato, e per compensare, per poter continuare a essere un calciatore di Serie A, ho rinunciato alla sregolatezza.

Quando vengo qui mi faccio sempre la stessa domanda: il Numero 12 di oggi ha realizzato i sogni del Numero 12 ragazzino? Se i due si incontrassero, cosa direbbe il ragazzino all’uomo? Gli rinfaccerebbe una speranza delusa o lo ringrazierebbe per ciò che lo ha fatto diventare? Oggi non so rispondere. Per chi gioca al mio livello fare il calciatore è un mestiere come un altro. Con molti soldi in più, certo. Ma il Numero 12 ragazzino non pensava ai soldi. Pensava al pallone, sognava grandi vittorie che non sono mai arrivate. Certo, a 33 anni c’è spazio per altri sogni, se solo sapessi quali sono. Forse quando smetterò avrò più tempo per pensare a cosa voglio veramente dalla vita. Tutti dicono che vogliono “restare nel mondo del calcio”, io invece vorrei che la mia vita fosse lontana dagli stadi. Certo non posso tornare ad abitare a casa dei miei genitori ma in questo momento, anche se sembra assurdo, non c’è niente al mondo che vorrei di più.

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