COME SEI MESSO CON I BEDUINI?

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“Allora ci sentiamo, e studiati un po’ di arabo, intanto…”. La risata è di quelle finte ma non fintamente rassicuranti. Lui a questa cosa ci crede davvero e io vorrei crederci con lui.

Milano. Ore 10. Sede dell’agenzia di management dello sport di cui Carlo, il mio ormai ex procuratore, è oggi un dipendente a tutti gli effetti. Non lo vedo dal 9 febbraio, il giorno in cui sono venuto qui per la prima volta e anche oggi non è stato lui a chiamarmi e nemmeno si è fatto vedere. Il mio nuovo interlocutore si chiama William, è italianissimo e nell’ambiente nessuno sa chi cazzo sia. Però sembra uno che sa il fatto suo e oggi mi ha fatto una proposta che non mi aspettavo. Pensavo mi avesse convocato per due chiacchiere di rito in vista del rush finale, degli ultimi mesi prima della scadenza del contratto. Pensavo che con me non sapesse che pesci pigliare. E invece.

“Come sei messo con i beduini?”. I beduini? Già la prima domanda che mi ha fatto rivela tutta la sua ignoranza travestita da finto savoir faire. Ma non sono nelle condizioni di fare lo schizzinoso. In pratica mi sta dicendo che l’Al-Ittihad, una delle squadre più titolate del campionato saudita, è alla ricerca di giocatori affidabili provenienti dai campionati europei per farli giocare nella prossima stagione. Un anno di contratto e poi si vede. L’ingaggio rimarrebbe più o meno lo stesso di adesso. Cerco di non far vedere che sono rimasto di sasso, tutto mi aspettavo tranne questo. Mi coglie anche una strana euforia. Cazzo, qualcuno mi vuole. Qualcuno mi vuole ancora.

“Non sei sposato, i tuoi sono ancora giovani, è la situazione ideale” cerca di convincermi William. “Certo”, ammicca, “lì si scopa poco, però se sei disposto a pagare il discorso è ovviamente molto diverso”. Grazie della considerazione. Come se l’accettare o meno dipendesse dalla possibilità di scopare. Vabbe’. “Ci devo pensare”, rispondo. “Certo è una proposta molto interessante”, aggiungo per evitare che il mio nuovo amico pensi che me la sto tirando.

Volevo fermarmi a Milano tutto il giorno, volevo anche vedere un nuovo negozio di cui mi ha parlato Ciccio ma preferisco tornare a casa. Voglio stare solo, a pensare davvero. Perché passata l’euforia iniziale mi sto davvero cagando sotto. Ma cosa ci vado a fare, io, in Arabia, a parte giocare a calcio?

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