CI LIMITEREMO A NON FARCI DEL MALE

ci_limiteremo_a_non_farci_del_male

Lo sapevo. Cazzo. Lo sapevo. Io sono qui che mi domando se andare in Arabia sia un’assurdità o un’occasione da non perdere e il solito telefono mi riporta con i piedi per terra. “Ciao Numero 12, come va? Tra tre turni ci si vede…”. Tra tre turni ci si vede. Tra tre turni c’è una partita contro una squadra che, come noi, dovrebbe salvarsi ma non è così tranquilla. Tra tre turni c’è la classica partita su cui mettersi d’accordo. E infatti T., con cui ho giocato per tre anni, puntualmente mi chiama. E non è per caso che chiama me. Sa benissimo che io sono uno di quelli che a fare queste cose ci sta. Nessuna prova, nessun passaggio di denaro, solo un pari per il quieto vivere e per arrivare un po’ più comodi alla salvezza. Di partite così, nelle ultime giornate, ce ne sono a decine. Solo che non si viene a sapere, anche perché sentire per telefono dei vecchi amici raccomandando loro di non impegnarsi troppo non è un reato. Vorrei non averlo mai fatto, vorrei non essere uno di quelli a cui si può telefonare a botta sicura. Ma negli anni scorsi, troppe volte, ho detto sì. Per non rompere i coglioni, per non fermare un ingranaggio che funzione e che garantisce a me e a decine di altri di vivere alla grande. Quando partecipo a una di queste partite mi sento in colpa, perchè immagino che il pubblico pensi che è tutto regolare, che ciascuna delle due squadre cerca di vincere, e invece sta assistendo a una messinscena. Ci sono anche quelli che non ne vogliono sapere. Si sa chi sono e si evita di parlargliene. Tanto a calcio si gioca in undici ma per accomodare una partita ne bastano quattro-cinque per squadra. A volte poi succedono i casini. Che non vengono mai fuori. Quando la partita non va come dovrebbe, chi perde si incazza di brutto e negli spogliatoi volano parole che, se entrassero nel verbale di un arbitro, sarebbero sufficienti per lasciare a casa per qualche anno un bel po’ di calciatori. In casi più rari scoppia la bomba, anche se poi finisce tutto a tarallucci e vino. Come quando Salvatore Bagni segnò il gol della vittoria in un Genoa-Inter in teoria accomodato. Bagni fu brutalmente cazziato da compagni e avversari e lasciò Marassi con un occhio nero. Due giornalisti del Giorno, Paolo Ziliani e Claudio Pea, denunciarono l’accaduto sul loro giornale e il magistrato genovese Roberto Fucigna avviò un’inchiesta. Secondo Ziliani, Alfredo Biondi e il suo collega Peppino Prisco costrinsero il procuratore di Genova a togliere il caso al magistrato. Tutto finì archiviato per insufficienza di prove. Tra tre turni non ci sarà bisogno di tutto questo casino. Ci limiteremo a non farci del male.

Leggi tutte le puntate

Annunci