TORNANO GLI SPANDAU BALLET

E così tornano anche loro. Una decina di date in Gran Bretagna e Irlanda, poi forse un disco nuovo, poi si vedrà. Verranno anche in Italia, c’è da scommetterci, perché qui gli Spandau Ballet li si è sempre amati. Sono stati il primo concerto della mia vita. PalaTrussardi di Milano, 28 novembre 1986. Avevo da poco quattordici anni e feci molta fatica a convincere i miei a lasciarmi andare. Ricordo che, all’uopo, fu provvidenziale una sufficienza abbondante in un compito di latino, la prima dopo una partenza disastrosa. Poi però mia mamma fu decisiva per l’acquisto del biglietto. Le prevendite partivano al mattino e gli Spandau erano tra le band più amate d’Italia. Saltare la scuola? Impossibile. Mia mamma si assentò per qualche ora dal lavoro e si presentò puntuale all’apertura di Buscemi, comprando il biglietto per me e per una decina di miei compagni di classe, tutti al loro battesimo live. Il concerto, inutile dirlo, fu fantastico. I nostri idoli erano lì, sapevano suonare e suonavano tutte le canzoni che, nell’ultimo anno e mezzo, ci avevano fatto sognare. Da Through The Barricades (era appena uscito l’omonimo album) a Gold (che qualche anno più tardi fu utilizzata, con una traduzione da codice penale, per la pubblicità di una margarina). Da True ad I’ll Fly For You, la prima canzone degli Spandau che avevo mai sentito, con quel video che mi insegnò che l’accoppiamento fra due esseri umani poteva avvenire con reciproca soddisfazione anche in mezzo al fango. Del concerto parlò persino il giornalino del Paninaro, lettura imprescindibile in quel momento, che cantò le gesta dei “cinque galli inglesi”. Quattro anni dopo, in piena scimmia pre Italia ’90 (io, non loro), tornarono per l’ultima volta a suonare a Milano. A vederli c’era il tutto esaurito ma stavolta i compagni di scuola con cui andai al concerto erano solo due. Erano passati di moda? Forse. Io stesso non li ascoltavo più con tanta assiduità, avevo appena scoperto i Jesus And Mary Chain, per dire. Però anche nel ’90 fu bello. Poi più nulla. Lo scioglimento, le beghe legali, un tour britannico in cui il gruppo, ridotto a trio e privo dei fratelli Kemp, si presentava come “Tony Hadley, Steve Norman and John Keeble performing the songs of SPANDAU BALLET”. Con il nome della band scritto grandissimo e il resto minuscolo. Una tristezza infinita. Quasi come quella provata nel vedere un bolso Tony Hadley esibirsi all’ultimo Capodanno televisivo presentato da Carlo Conti in diretta da Rimini. La voce c’era ancora, per fortuna. Gli Spandau torneranno presto. Quel viaggio in pullman da Londra alla volta della mia prima vacanza studio in Inghilterra, con la cassettina di Parade nello Sports Walkman giallo e tante domande nel cuore, invece, non tornerà più. Ma al mio terzo concerto degli Spandau non potrò mancare.

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