UN AIUTO CHE PUO’ ROVINARTI LA CARRIERA

un_aiuto_che_puo_rovinarti_la_carrieraMi è sempre piaciuto andare in bicicletta. Ho iniziato quand’ero ragazzino: la bici rappresentava la libertà di andare e tornare dal campo senza rompere le scatole a mio padre perché mi accompagnasse. Se potessi andrei anche oggi all’allenamento in bici, ma sarebbe un po’ scomodo. La uso ogni tanto, per andare in giro, per le piccole commissioni che anche un calciatore deve fare. E poi seguo il Giro e il Tour, nonostante negli ultimi anni siano stati travolti dal doping.

Lance Armstrong è lo sportivo che ammiro di più. La sua storia la conoscono tutti, e non mi va di dare ascolto a quelli che dicono che il cancro è un’invenzione per coprire l’uso di sostanze illecite. Tantomeno credo a quelli che dicono che si dopa ancora oggi. Purtroppo lo vogliono far fuori dal Tour, per una presunta violazione delle norme sui controlli antidoping. E la storia del doping ritorna. Sarò ingenuo ma non riesco a credere che uno che ha avuto il cancro abbia il coraggio di doparsi.

Nel calcio professionistico il doping è un po’ come gli omosessuali. Impossibile che non ci sia, eppure tutti vi diranno che non l’hanno mai visto. Una cosa però bisogna dirla: il doping di spogliatoio non esiste. Non mi è mai capitato di incontrare calciatori che si dopavano senza nascondersi. Non è vero che è una pratica diffusa e tollerata. A parte il fatto che esistono i controlli, e che quindi doparsi e farla franca non è certo facile, nel mondo del calcio il doping è tutt’altro che tollerato. Sicuramente esistono medici che lo propongono, ovviamente con il benestare delle società, però questo non avviene di fronte a tutta la squadra. Il doping viene proposto a chi ha problemi fisici per aiutarlo a recuperare, ma non è mai una scelta obbligata: se il calciatore rifiuta non se ne fa nulla. A volte, ovviamente, è lui stesso a chiedere al medico se può dargli una mano.

Prima della fine del campionato verrà reso noto un caso di doping piuttosto clamoroso, appena scoperto tramite i normali controlli. Quel calciatore lo conosco abbastanza bene, penso che sia stato vittima di un momento di debolezza, ma questi momenti di debolezza possono rovinare la carriera di un calciatore. Meglio giocare di meno ed evitare casini, meglio dire di no e andare avanti. Magari meno forti, meno in forma, ma almeno con la sicurezza di non beccarsi una squalifica. Meglio essere un numero 12, insomma, che accettare un aiuto che può rovinarti la carriera.

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