IL VERDETTO DELLO SPOGLIATOIO

il_verdetto_dello_spogliatoioFine primo tempo. Spogliatoio. La partita non sta andando come deve andare. Il mister parla genericamente di concentrazione e di coglioni da tirare fuori. Il problema è che i coglioni sono dentro la squadra. Il problema è che ci sono almeno tre compagni che stanno giocando per conto loro.
Sono un piccolo clan, lo sono sempre stati, ma fin qui non avevano creato particolari problemi. Non hanno mai fatto spogliatoio, certo, ma sull’impegno in campo non erano né più né meno degli altri. Stavolta invece c’è qualcosa di diverso: non mi spingerei a parlare di partita accomodata, non ne ho le prove, però è evidentissimo che non si stanno impegnando, forse solo perché siamo a fine campionato e non gliene frega più nulla. La bomba prima o poi sarebbe scoppiata, e scoppia quando F. si rivolge a uno di loro urlando: “Voi tre però non state facendo un cazzo!”. Voi tre. Anche senza specificare, tutti sanno chi sono “loro tre” e nessuno alza un sopracciglio per difenderli. Il nervosismo accumulato nella stagione si libera all’improvviso, con il primo schiaffo che colpisce il più giovane, il gregario degli altri due, in fondo il più indifeso.
Non tutti partecipano alla rissa: sono sei-sette contro tre. Gli altri però, me compreso, non mettono troppa convinzione nel loro tentativo di separarli. E’ una sorta di giustizia sommaria riconosciuta dalla maggioranza, una specie di catarsi operata nei confronti di tre compagni (anche se usare questa parola mi sembra fuori luogo) che stanno sul cazzo a tutti. Non posso certo dire di essere uno attaccato alla squadra: sono un mercenario come la maggior parte dei calciatori. Però sono un mercenario che si dà da fare per chi lo paga.
Loro no. Loro fanno quello che vogliono e non sono neanche gente che ti risolve la partita, tutt’altro. Dopo cinque minuti di tonfi contro i muri e di borse che volano è tutto finito. La squadra ha espresso il suo verdetto. L’allenatore guarda in basso. Il team manager dice che è ora di tornare in campo. Inizia il secondo tempo e io i miei compagni non li sopporto più: né quei tre né tutti gli altri.
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