UN’EMOZIONE DA POCO

È passato poco più di un mese dall’ultimo grande dramma che ha sconvolto l’Italia.

Oggi so che non conosco nessuno nelle zone terremotate, eppure ricordo ancora quella mattina, prima di uscire per andare al lavoro, ho aperto il giornale su Internet e là c’era lo shock.

Il giornale titolava: “Decine di paesi distrutti in Abruzzo e Lazio”

Io sono originario del Lazio, e anche se il confine con l’Abruzzo non è proprio a due passi, non è poi così lontano. Leggendo quelle parole non ho potuto non avere paura.

Non mi importava di svegliarla: avevo bisogno di sapere che mia madre stava bene.

Il 2008 è stato un anno che ha tolto molto alla mia famiglia, tremavo al pensiero che il 2009 avesse potuto togliermi la persona che, nel bene e nel male, ha fatto di me quello che sono oggi. Quasi mi vergogno di aver pensato che fortunatamente non era successo a me, ma ad altri.

La prima cosa che mi ha stupito è stata la solidarietà dei miei colleghi parigini. In tanti mi hanno chiesto come stesse la mia famiglia. Che sensazione strana per uno che è abituato a farsi ricordare che è italiano solo per essere preso in giro.

Da quel giorno, tanti visi e tante voci tremanti sono apparsi in tv, tante pietre e tanti orsacchiotti malconci sono stati pubblicati sulle prime pagine dei giornali.

A volte vorrei controllare le mie emozioni, ma non ci riesco quasi mai. Mi sento addirittura un debole quando un’immagine o un suono lasciano che una lacrima vinca e scenda giù, lenta ma inesorabile.

Come cantava Anna Oxa: “Un’emozione da poco mi basta a stare male”.

Un terremoto non è una cosa da poco, ci mancherebbe, ma io mi emoziono anche per un immenso sole rosso che si tuffa oltre l’orizzonte, per un papà che gioca e fa ridere un bambino seduto sulle sue ginocchia nei lunghi tragitti in metropolitana, per delle parole in musica che sembrano aver rubato i pensieri del mio cuore.

Tante iniziative di sostegno ai terremotati sono state messe in piedi dopo la tragedia. Ce n’è stata una però che mi colpito più delle altre: la canzone Domani 21/04.09.

Ho visto e rivisto il video della canzone, e ogni volta tra occhi umidi, brividi e curiosamente anche qualche sorriso.

Parole come “non siamo così soli”, o semplicemente la parola “domani”, bastano a commuovermi.

Sarà per il contesto, per le tanti morti, per il ricordo delle miei paure, o sarà semplicemente perché, anche senza un terremoto, da sempre sogno di un domani in cui non mi sentirò mai più così solo.

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