L’ULTIMA PARTITA DA PROFESSIONISTA

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Vi ho visti festeggiare ieri sera nello stadio in cui ho sempre sognato di giocare in casa, anche se con una maglia diversa dalla vostra. Vi ho visti ringraziare i compagni, il presidente, persino l’allenatore. Vi ho visti ringraziare i tifosi che sotto sotto odiate. Vi ho visti pensare alle vacanze, chi con la famiglia, chi con la fidanzata, chi a caccia di sesso facile. Qualcuno di voi ci crede davvero, qualcun altro è stufo di non giocare, c’è persino uno che preferirebbe giocare per la rivale cittadina, la stessa per cui io non giocherò mai. Poi c’è il fenomeno che vuole il Pallone d’Oro e la Champions, non importa con che maglia, purché arrivi. E c’è quello col padre che sta male, eppure sorride, mesto ma sorride. Sorridono anche quelli che l’anno prossimo non ci saranno più, sorridono perché lo scudetto è anche loro e perché andranno a prendere soldi da qualche altra parte, visto che da voi non servono più. Vi ho visti felici per aver ottenuto qualcosa, un premio per i vostri sforzi, anche se non tutti vi siete sforzati allo stesso modo. Vi ho visti anche pensare al vostro compagno laggiù in Brasile, e ai suoi fantasmi. E vi ho invidiati, non tanto per lo scudetto, quanto perché tutti sapete già benissimo dove sarete l’anno prossimo. Io invece non lo so, non ci voglio pensare, ma so benissimo che potrei avere davanti ancora solo 180 minuti da professionista. Tra due settimane potrei non essere più nemmeno un numero 12.

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