MICHAEL JACKSON, MOONWALKING IN THE SKY

Estate 1983. Avevo dieci anni e stavo scoprendo la gioia di ascoltare musica con le cuffie. Da qualche mese avevo ricevuto in dono per la cresima un walkman della Panasonic. Enorme per dimensioni rispetto agli standard di oggi ma pur sempre ambitissimo tra i miei coetanei, anche se non quanto gli originali della Sony. Più attenti al portafoglio che alla coolness, i miei genitori avevano pensato che andasse bene così, accompagnando il regalo con un’antologia dei Beatles e una di John Lennon. Cresciuti negli anni Sessanta, avevano legittimamente pensato che i Fab Four avrebbero entusiasmato anche me. Non avevano del tutto torto, ma ogni stagione ha bisogno dei suoi idoli e io stavo per scoprirne uno davvero mio, assieme a svariati milioni di persone sparse in tutto il mondo. Il concetto di album non mi era ancora molto chiaro, lo diventò soltanto quando, all’interno de La primula – Libri e dischi di Rapallo, scoprii che esisteva una cassetta che conteneva sia Beat It che Billie Jean, le due canzoni che da diverse settimane ascoltavo tutti i giorni, più volte al giorno, alla radio. Non mi sembrava vero: acquistando quella cassettina con i miei sudati risparmi, avrei potuto ascoltarle quando volevo io. Dalla copertina, un ragazzo un po’ inquietante per gli standard dell’epoca (e per la mia ancora tenera età), mi fissava promettendomi emozioni ancora sconosciute. Scoprii presto che in quella cassetta c’erano anche altre canzoni ideali per trasportare in un altro mondo un bimbo di dieci anni, e c’era persino uno dei Beatles, che cantava poco convinto assieme al ragazzo della copertina in una delle canzoni che spesso saltavo con il tasto Ffwd. Michael Jackson era ovunque, non solo nella mia testa, e niente sembrava poterlo fermare. Madonna, per dire, non esisteva ancora. Quattro anni più tardi usciva Bad, ma la magia era in gran parte svanita, almeno per me. Altri idoli avevano superato Jacko nella mia classifica, e lui non è che avesse fatto poi molto per risalire. Nella primavera del 1988 venne pure a suonare in Italia, ma la distanza rispetto a casa mia e la mia ancor giovane età mi sconsigliarono di intraprendere un viaggio che si preannunciava deludente. Mai quanto gli ultimi vent’anni jacksoniani, tra presunti plagi di Al Bano (cazzo: Al Bano!) e neanche tanto presunte tendenze pedofile, figli esposti alla finestra a rischio caduta e aspetto fisico sempre più improbabile, una specie di incrocio fra ET e Rita Levi Montalcini (che peraltro si somigliano anche fra di loro). Quelli annunciati per luglio a Londra dovevano essere gli ultimi concerti della sua carriera. Non ci saranno più. Ora Jacko fa moonwalking in the sky.

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