UNA BOCCA DA ASSAGGIARE

BoccheMi aveva detto che la sua macchina era nella stessa direzione di casa mia.
Ci siamo avviati insieme.
Nella serata con gli amici, avevo un po’ giocato sui doppi sensi, volevo che capisse. A ogni battuta maliziosa lo guardavo e lui mi guardava. Con gli occhi gli dicevo che era lui il destinatario. Il giorno prima avevo già avuto un presentimento. Quando, prima Sean con la sua confidenza e poi Mal con la sua saetta di verità, hanno confermato il mio pensiero, volevo essere sicuro che lui capisse di me.
Dopo la frase di Mal abbiamo fatto commenti sulla sua poca discrezione. Era un modo implicito di confessare.
Quando siamo rimasti da soli, ha parlato della sua personalità per poi chiedermi se avessi capito a cosa pensasse. Quella era una confessione in piena regola. A mia volta ho parlato in modo da non lasciare dubbi su di me. Era la mia confessione.
Arrivati sotto casa mia, mi ha confidato che in realtà non aveva la macchina e che sarebbe tornato a casa sua a piedi. Gli ho proposto di accompagnarlo, la mia macchina era a pochi metri.
Abbiamo discusso in macchina e arrivati davanti casa sua mi ha detto che era un peccato che dovessimo finire là. Io gli ho proposto di continuare ad avanzare e discutere. Abbiamo parcheggiato un chilometro più lontano.
Abbiamo parlato tanto, di tante cose, non saprei ricordare ora, ma abbiamo parlato di noi. Come al solito avrò parlato almeno il 90% del tempo. Una volta a mio agio io sono estroverso e logorroico, lui è timido e silenzioso.
Uno che ama parlare, con uno che ama ascoltare, è l’ideale.
Sarà durata un’ora, un’ora e mezza. Ogni tanto c’erano frasi che servivano a confermare che la voglia di restare insieme fosse sempre là.
Era la prima volta che facevo conoscenza dentro una macchina. La prima volta che lo facevo con un ragazzo che non avevo conosciuto in chat. La prima volta che ero con un italiano. La prima volta. È strano pensarla così, dopo tanto tempo.
Non so, i segnali c’erano tutti, eppure ho sempre quella paura di non saperli interpretare. Mi sono chiesto mille volte se avrebbe accettato un mio bacio. Mille volte mi sono risposto che forse aveva solo bisogno di
parlare, o semplicemente voglia di conoscermi e trovare un nuovo amico.
I segni continuavano a piovere, i vetri della macchina erano appannati dal fiato dei nostri racconti.
Ho finito per chiedergli se fosse un ragazzo timido. Era il mio modo per chiedere se avrebbe fatto lui il primo passo o se toccasse a me farlo.
Quando so che la cosa finirà solo a sesso, so essere spudorato fin dai primi secondi, quando invece è un sentimento, che non è per forza amore, a guidare i miei gesti, sono timido come un riccio.
Lui mi ha risposto che era molto timido. Mi sono girato per guardare fuori dal finestrino, anche se solo poche ombre oltrepassavano il vapore del nostro desiderio.
Guardavo nel vuoto, e cercavo di trovare in fondo di me il coraggio di raggiungere le sue labbra. Carnose, come piacciono a me, non le avevo notate prima. Forse la sua barba le nascondeva quando lo guardavo da un po’ più lontano.
Avevo voglia di assaggiarle, dovevo solo trovare la forza per riuscirci.
Sapevo che dovevo farlo io.
Mi rigiro verso di lui, deciso ad agire. Non ho nemmeno il tempo di riflettere a come fare. Il Lupo si è gettato su di me, e le sue labbra hanno toccato le mie. Le labbra incollate, le nostre lingue hanno cominciato la loro danza.
Dopo qualche secondo mi sono allontano, gli ho detto di essere contento che avesse capito, e sono ritornato a formare un solo corpo.

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