QUANDO MENO TE L’ASPETTI

quando_meno_te_laspettiLa prima sera della mia estate italiana sono finito a letto con Lupo. Quando ho visto la sua espressione nel vedere che ero tornato, sapevo che sarebbe successo. Avevo casa libera e dal divano siamo passati velocemente al letto. Il mio letto d’infanzia. Un letto che, nella sua lunga vita da mobile, avrà assistito al massimo a qualche momento di solitario piacere adolescenziale. Chissà cosa avrebbe detto se avesse potuto parlare. Se lo sarebbe mai immaginato di ospitare un giorno due corpi maschili abbracciati nudi uno all’altro?

Sono lieto che non parli.

Quella sera, prima di andar via, mi ha detto che non dovevamo spingere la storia troppo lontano, per evitare di soffrire, coscienti che troppo spesso troppi chilometri ci separano. Passano i giorni, inizia il festival, arrivano i gruppi, e il materiale di cui aveva parlato Mal: un gruppo sud americano. Ragazzi e ragazze dai diciassette ai trent’anni. Un accompagnatore trans e almeno sei o sette ballerini gay. Manna caduta dal cielo su di una piccola città di provincia. La prima sera che li ho visti, ero vicino ai loro alloggi, con Lupo. Abbiamo cercato di fare conoscenza con qualcuno di questi ragazzi. Io parlo un po’ di spagnolo, lui per niente. Credo si sia sentito un po’ escluso. Tra i latini ce n’era uno, un po’ in disparte, che attendeva impaziente che una stella cadesse nella italiana volta celeste. Romantico!

Mentre parlavo con questo ragazzo, Lupo si è dileguato, lasciandomi lì solo a conoscerlo. Quella sera non avevo ancora capito, ma ventiquattro ore dopo mi sarei ritrovato solo, con lui, a vivere un momento speciale. Ho quasi pensato fosse amore, un barlume di pazzia mi ha vagamente suggerito di lasciar perdere tutto, ho intravisto la scia di fumo del treno della felicità.

È passato un mese e mi sembra un secolo. È passato un mese e ho il dubbio se fosse realtà o sogno. È passato un mese e rimpiango che il tempo non scorra al contrario.

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