I SOGNI DIFFICILI

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Ho 31anni, sono giovane, tante esperienze mi attendono ancora, eppure ci sono cose che, temo, la vita non potrà mai darmi. Sono gay, non vado a letto con le donne, eppure mi piacerebbe tanto pensare che un giorno anch’io possa diventare papà.

La prima volta che mi sono reso conto di sentire voglia di paternità ero poco più di un adolescente. Avevo appena 18 o 19 anni.

Non sapevo di essere gay all’epoca, o non ne ero totalmente cosciente.

Mi rendevo conto che a quell’età non sarebbe stato facile né opportuno. Gli studi, la vita da vivere, l’inesperienza. Molti ostacoli, però sapevo già che avrei voluto avere un cucciolo d’uomo cui insegnare la differenza tra il bene e il male, insegnare che si può sbagliare e imparare dagli errori, insegnare a crescere.

Ho sempre pensato che una differenza di età non troppo grande sarebbe stata un bene per la relazione genitore-figlio che sognavo. Una ventina d’anni mi
sembrava una differenza accettabile.

Quando ero all’università non ci ho più pensato, avevo altri grilli per la testa.

Adesso che la mia situazione è stabile, tranne per quel che riguarda la vita affettiva, mi capita di ripensarci.

Vedo giovani papà con i loro pargoletti e un po’ di tristezza vela la mia anima.

In teoria potrei adottare, la legge francese lo permette, ma per una donna sola già non è facile, immaginate per un uomo. Sarebbe un percorso da combattente. Per un figlio ne vale la pena, ma bisogna essere forti. È forse per quello che bisogna essere in due.

Il problema è che in Francia un uomo solo potrebbe adottare, una coppia gay no. Se avere un figlio è un sogno, lo è altrettanto poter condividere la mia vita con la metà che ancora cerco.

Ho pensato ad altre soluzioni: uteri in affitto, incontrare donne disposte a concepire e ad affidare il bimbo al solo padre. Ma queste soluzioni mi paiono impraticabili, da un punto di vista umano prima di tutto, ma anche da un punto di vista legale.

Ci penso, ogni tanto mi torna in mente, ho dubbi e voglia allo stesso tempo. Non è una scelta da prendere alla leggera. Quando c’è di mezzo un bambino il primo pensiero andrebbe a lui e non all’egoismo dell’uomo che vuole diventare genitore.

Ci penso e intanto il tempo passa e allontana il sogno della relazione genitore-figlio che sognavo.

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