THE WALL 1979 – 2009

Fine anni Ottanta, primi anni Novanta. Sugli zainetti Invicta di alcuni nostri compagni compaiono una serie di mattoncini stilizzati. Formano un muro, quello della copertina di The Wall dei Pink Floyd, un gruppo guardato con sospetto da noi amanti della new wave e dei primi vagiti di quello che, qualche anno dopo, si chiamerà Britpop. Però The Wall, uscito nel ’79, è un bel disco, grandi canzoni, grandi melodie. E’ nato, impariamo, per esorcizzare i fantasmi di Roger Waters, bassista della band, o almeno per provare a farlo. Il padre di Waters è morto in Italia, ad Anzio, durante lo sbarco degli alleati. Waters è una rockstar, una leggenda vivente della musica, ma non è un uomo sereno. E nemmeno questo disco servirà a renderlo tale. Però The Wall è l’ultimo grande disco dei Floyd. Nel 1990, a muro di Berlino caduto e a band parzialmente sciolta (Waters se n’è andato sbattendo la porta), le sue canzoni risuonano davanti alla porta di Brandeburgo, eseguite da una specie di Armata Brancaleone del rock, che alimenta l’equivoco secondo cui “il muro” è il muro di Berlino. Chissà perché. Oggi quel disco compie trent’anni, e ancora oggi non sentiamo bisogno di educazione né di controlli. Di grandi dischi, invece, c’è ancora bisogno, e ne escono sempre di meno.

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