The Artist Formerly Known As Scialpi

Estate 1983, il caldo è torrido, come sempre, per definizione. Le partitelle del dopopranzo con gli amici durano fino all’ora di cena. A casa, ad aspettarci, c’è un walkman della Panasonic. Dentro, una cassetta. Si chiama banalmente Estate ’83, è una compilation ultratarocca (ma i brani sono originali) con le canzoni che qualche discografico ha messo insieme, con qualche settimana d’anticipo, pensando che sarebbero state le «canzoni dell’estate». C’è Aria di Marcella Bella, di cui solo anni più tardi capiremo le allusioni erotiche («La mia gatta è ancora lì, non parla ma dice sì», non è che ci volesse molto, pensandoci bene), c’è Pecorella di Lucio Dalla (mai citato da alcuno dopo la morte del suo autore ma in realtà non male), c’è You Don’t Have To Say You Love Me dei Wall Street Crash (versione in inglese di Io che non vivo di Pino Donaggio) e c’è una canzone che non passa tanto spesso in radio ma che colpisce. Si chiama Rocking Rolling, a cantarla è un ragazzo di nome Giovanni Scialpi, che si fa chiamare semplicemente con il suo cognome. A scoprirlo è stato il maestro Franco Migliacci. Diventerà famoso.

Oggi, inspiegabilmente, citiamo il comunicato stampa, «ancora una volta, con il suo eclettismo, dà un senso nuovo alla sua musica: perde il nome originale per trasformarlo in un suono più globale:  “SHALPY”, e a livello di sonorità, sempre al passo con i tempi, lancia il suo nuovo singolo all’insegna del Tecno Pop ilventocaldodellestate (successo del 1980 di Alice prodotto allora da Franco Battiato) che anticipa l’album in uscita a fine stagione dal titolo PANPOT con sonorità che hanno nulla da invidiare alle produzioni delle star internazionali. Del brano sono state realizzate due tracce: la tecnopop version e la club version (questa seconda è by Moratto)». Mai avremmo pensato, in quella caldissima estate del 1983, di doverci riferire a lui come «The Artist Formerly Known As Scialpi». Ma soprattutto: chi cazzo è Moratto?

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