Vamos a plagiar, ovvero Anna Tatangelo copia Paola e Chiara?

Va be’, di plagi o presunti tali è piena la storia della musica. Basti pensare che qualche anno fa persino l’indimenticato Peter Van Wood accusò i Coldplay di avergli copiato un pezzo. Ma qui la storia è un po’ più complicata, o più banale, a seconda dei punti di vista. Stavolta la copiona sarebbe Anna Tatangelo, il cui nuovo singolo, Inafferrabile, somiglierebbe un po’ troppo a Vamos a bailar di Paola&Chiara, tormentone estivo di un bel po’ di anni fa. Fin qui niente di nuovo. Ma è interessante notare come la moglie di Gigi D’Alessio stia ripercorrendo in più punti la carriera delle sorelle Iezzi. Prima teen popstar per adolescenti (Paola&Chiara iniziarono come coriste degli 883), oggi icona gay, proprio come capitato a Paola&Chiara prima dell’inopinato scioglimento. La parola ai nostri lettori, che potranno giudicare da soli se trattasi o meno di plagio. Di sicuro, lasciatecelo dire, Anna T non è mai stata così avvenente, rivaleggiando anche in questo con le sorelline milanesi.

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Elio Fiorucci 1935 – 2015

 

elio-fiorucci-1935-2015Al destino, al caso, alle coincidenze non abbiamo mai creduto. E certamente non è oggi che cambieremo idea. Ma torniamo a scrivere su questo proprio oggi che se n’è andato Elio Fiorucci. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, di parlargli dei nostri progetti, di essere ricevuti nelle sue stanze. Per noi era come se i Beatles ci avessero ricevuti ad Abbey Road. Perché Elio Fiorucci è uno dei nostri maestri. Dei quali non siamo degni, sia chiaro. Ma quel che facciamo e faremo lo facciamo anche grazie a lui. Perché negli anni Ottanta abbiamo collezionato i suoi splendidi adesivi/figurine, negli anni Novanta andavamo una settimana sì e l’altra pure nel suo negozio di corso Vittorio Emanuele, negli anni zero le nostre figlie si sono vestite con i suoi nanetti di Love Therapy. E quando uno di noi ha scritto un libro su Lucio Battisti, Elio Fiorucci lo ha presentato alla Mondadori in piazza Duomo. Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa con lui, essere parte del suo mondo e invitarlo di nuovo nel nostro. Ma le traiettorie della vita, dell’editoria e dell’economia in generale non sempre permettono di fare ciò che si desidera. Oggi salutiamo un maestro del pop, uno di quelli che ne nasce uno ogni cent’anni. Pronto Elio? Cercheremo di portare un pezzettino della tua bandiera, anzi: dei tuoi jeans e della tua t-shirt.

11 Luglio 1982

29 giugno 1982. Il Milan è finito in serie B da qualche settimana, dopo un’ultima di campionato in cui il miracolo della salvezza stava per compiersi. Ho pianto per la prima e unica volta nella mia vita per una partita di calcio. Il resto dei tifosi italiani piange dalla metà di giugno. La nazionale di Enzo Bearzot sta dando il peggio di sé ai mondiali di Spagna. Pareggio con la Polonia, con il Perù e con il Camerun. Qualificazione ai danni di quest’ultimo grazie al maggior numero di gol segnati (2 contro 1). E nel gironcino a tre che qualificherà una delle semifinaliste ci sono toccati il peggio del peggio:  il Brasile, la squadra migliore vista finora, e l’Argentina, campione in carica cui si è aggiunto Maradona, appena strapagato dal Barcellona per portarlo a giocare in Spagna. Sono in un paesino sulle colline sopra il lago di Como, il paese dove è nata mia nonna e dove passo le vacanze giocando a calcio con gli amici e riempiendomi gli occhi con le giocate in mondovisione di Platini, Zico, Rummenigge, Boniek. Non certo dei giocatori dell’Italia, fin qui molto spenti e massacrati dai giornali che leggo avidamente. Oggi torno a casa prima del solito dalla partitella. C’è Italia-Argentina. Per strada incontro la signora Rita, un’amica di mia nonna. Non mi risulta sia una grande appassionata di calcio ma la sua analisi mi pare impeccabile: “Oggi è tanto se non ne prendiamo quattro”.  E invece. Piano piano l’Italia gioca sempre meglio. Rossi si divora un gol, ideale continuazione del suo mondiale, ma Cabrini e Tardelli infilano Fillol e l’Italia vince 2-1. “L’Italia, a un passo dal sogno, ci crede”, titola un quotidiano prima della partita con il Brasile. Rossi ne mette 3, pazzesco. Gentile sbrana Zico dopo averlo fatto con Maradona. Zoff para tutto. Siamo in semifinale. “L’Italia è tra le favorite per il titolo”, scrivono tutti. E’ vero. Battiamo 2-0 la Polonia priva dello squalificato Boniek. Ancora due gol di Rossi. “Sui crossi di Conti c’è scritto: basta spingere”, dice il nuovo eroe nazionale. La finale, trent’anni esatti fa, è storia. Io avevo solo 9 anni ma tutta la retorica su Pertini mi sembrò già allora populista. E mi parve assurdo che sull’aereo del ritorno Causio e Zoff giocassero a scopa con Bearzot e il Presidente. E sulle note di Da Da Da dei Trio, un genio scrisse “Son tutti figli di Bearzot”. Ascoltatela, ne vale la pena.