Eataly, è questa l’eccellenza italiana?

Andiamo a mangiare da Eataly? Non è proprio una di quelle proposte che non si possono rifiutare. Ma la curiosità (e anche la fame) erano tante e abbiamo incautamente risposto di sì, anche con un certo entusiasmo. Non vedevamo l’ora di assaggiare l’eccellenza italiana, e di passare una bella serata accompagnata da buon cibo e buon vino. Entriamo nel megastore sorto al posto del Teatro Smeraldo e scegliamo il ristorante di carne e pesce, accanto allo stellato Alice, quello di cui la guida dell’Espresso parlava già bene prima ancora che aprisse. Sul menù, dieci piatti in tutto, cinque di carne e cinque di pesce. eataly-e-questa-leccellenza-italiana
Dati i prezzi, presumiamo si tratti di piatti unici. Ordinata una tartare di tonno da 16 euro, scopriremo ben presto che non è così. Ci arriva un medaglioncino da pochi centimetri di diametro. La cameriera ci ha schiaffato in mano il piatto destinato alla nostra commensale, ma le signore non andrebbero servite per prime? Il concetto di eccellenza vacilla anche di fronte ai bicchieri e alle tovagliette di carta, ma decidiamo di provare qualcos’altro, anche perché abbiamo una fame micidiale. Prendiamo un toast al salmone da 10 euro, forse la cosa più a buon mercato di tutto il menù, ma è pur sempre un toast da 10 euro. Delusi, chiediamo il conto. “Si accomodi pure alla cassa”, ci risponde la cameriera. Eseguiamo, e ci troviamo davanti una fila di venti persone, come quando vai al bar dopo la pausa pranzo. E’ questa l’eccellenza italiana?

Marilù Monda e gli amici di papà

Marilù Monda e gli amici di papàAntonio Monda è un bravo giornalista italiano che collabora da New York con «Repubblica» e insegna alla New York University. Ha amici illustri (Philip Roth, per dire) e hip (Wes Anderson, sempre per dire, nel cui Le avventure acquatiche di Steve Zissou ha fatto pure una particina).

Qualche tempo fa ha pubblicato con Mondadori un libro bruttino (L’America non esiste) in cui racconta la storia di due fratelli italiani emigrati a New York.

Antonio Monda ha tre figli. Una di loro, Marilù, ha appena pubblicato con Piemme La profezia del Lupo, «un libro fantasy, gothic, young adult», come scrive Cristian Rocca (direttore di «IL», l’inserto del «Sole 24Ore») nel suo blog Camillo. Rocca è amico di Monda, non lo nasconde (perché dovrebbe?) e ha voglia di raccontare. «Mi ricordo quando Marilù, allora sedicenne, disse a Patrick McGrath: “Ciao, anch’io scrivo romanzi gotici”. E anche quando passò al Nobel Derek Walcott un paio di fogli con le sue poesie, accompagnandoli dalla solita e sfrontata frase: “Siamo colleghi, anch’io scrivo poesie”.

Più di recente l’ho vista discutere di letteratura con Philip Roth. Patrick McGrath ha scritto l’entusiastico del primo dei due volumi di La profezia del lupo: “Marilù Monda è un’autrice molto promettente. Ha una vivida immaginazione, gusto per il fantastico, passione per il lato oscuro della vita. Leggete e tremate!”».

Marilù Monda, «detta Missi, ha 19 anni e studia filosofia», leggiamo sul Facebook di Piemme (che si rivolge ai lettori chiamandoli Piemmini, come se Feltrinelli chiamasse i suoi lettori Feltrinellini…)
«Nata in Italia ma residente a New York, adora leggere, seguire le serie tv poliziesche ed è curiosa di tutto. I suoi autori preferiti sono C.S. Lewis, J.R.R. Tolkien, Vladimir Nabokov, Stephen King e Philip Roth.
Ha scritto La profezia del lupo quando aveva 17 anni».

E poi dicono che le case editrici non prendono in considerazione i giovani esordienti.

Le vite degli altri

Nel grande caravanserraglioLe vite degli altri dell’editoria italiana ci sono animali più strani di altri. Uno di loro è Michele Monina, «scrittore giornalista e autore televisivo», citiamo Wikipedia, la cui attività ci colpisce soprattutto per la quantità impressionante di biografie al suo attivo. Vasco Rossi (tre diversi volumi con tre diversi editori), Costantino Vitagliano (assieme a Giuseppe Genna), Valentino Rossi (due), Mondo Marcio, Laura Pausini, Lady GaGa, Michael Stipe, Zlatan Ibrahimovic, Diego Milito, Fabri Fibra e Lucio Dalla. Certo, poi ci sono anche numerosi pubblicazioni di genere diverso, fra cui alcuni romanzi. Trentatré libri in tutto tra il 1998 e oggi, stando a Wikipedia (ma in realtà se si cerca su Ibs e Amazon escono anche altri titoli). Più di due all’anno, tanti, ma neanche tantissimi, se Monina non svolgesse già anche le altre succitate attività. Ovviamente non vogliamo fargli i conti in tasca, buon per lui se tanti editori diversi gli commissionano lavori e/o seguono le sue proposte. Certo su Monina c’è anche qualche ombra. Da Baldini&Castoldi, per esempio, ancora si ricordano di quando, alcuni anni fa, firmò un contratto per un libro sui Cesaroni, la nota serie televisiva, e lui consegnò alla casa editrice un romanzo (che peraltro aveva già presentato tempo prima) in cui semplicemente alcuni protagonisti facevano di cognome «Cesaroni», ma che nulla aveva a che fare con Claudio Amendola e famiglia. Ne uscì una causa durante la quale fu facile, per la casa editrice, mostrare di essere stata presa per il naso dal Monina, poi condannato a risarcire il danno. Nel mondo dell’editoria c’è un giochino (uno dei tanti) che gli addetti ai lavori amano fare: chi sarà il prossimo «biografato» di Monina? Chissà. Ma la biografia che ci piacerebbe leggere più di tutte, quella di Michele Monina, probabilmente non uscirà mai.

QUANDO C’E’ LA NEVE

Cinque motivi per cui è bello e cinque  motivi per cui è brutto

1.

Si può arrivare tardi al lavoro e nessuno ti dice niente

2.

Le città brutte sembrano più belle

3.

Si può fare a pallate di neve

4.

La neve copre le merde dei cani

5.

Tutto diventa più silenzioso

1.

Le strade sono sudice e si scivola sui marciapiedi

2.

La gente va in giro con gli stivali di gomma

3.

Le ragazze sono tutte imbacuccate e non mostrano le loro grazie

4.

Il traffico impazzisce

5.

Non puoi indossare il tacco 12 alla festa di natale aziendale

COSA E’ PASSATO PER LA TESTA DI BERLUSCONI

Durante l’aggressione subita a Milano? Secondo noi una tra le seguenti dieci cose

1.

Ora mi tocca chiedere a Fede un po’ della sua pelle, la mia è finita

2.

Se mi danno 5 punti raggiungiamo l’Inter

3.

Gattuso è sempre un po’ irruento

4.

Un souvenir

5.

A Natale siamo tutti più buoni

6.

Adrianaaaaaaaaaaaaaaa!

7.

Quest’anno niente torrone per Natale!

8.

Dai, anche quest’anno il panettone dovrei mangiarlo

9.

Comunistiiiiiiii

10.

Sono il miglior bersaglio di oggetti contundenti dai tempi di De Gasperi

THE WALL 1979 – 2009

Fine anni Ottanta, primi anni Novanta. Sugli zainetti Invicta di alcuni nostri compagni compaiono una serie di mattoncini stilizzati. Formano un muro, quello della copertina di The Wall dei Pink Floyd, un gruppo guardato con sospetto da noi amanti della new wave e dei primi vagiti di quello che, qualche anno dopo, si chiamerà Britpop. Però The Wall, uscito nel ’79, è un bel disco, grandi canzoni, grandi melodie. E’ nato, impariamo, per esorcizzare i fantasmi di Roger Waters, bassista della band, o almeno per provare a farlo. Il padre di Waters è morto in Italia, ad Anzio, durante lo sbarco degli alleati. Waters è una rockstar, una leggenda vivente della musica, ma non è un uomo sereno. E nemmeno questo disco servirà a renderlo tale. Però The Wall è l’ultimo grande disco dei Floyd. Nel 1990, a muro di Berlino caduto e a band parzialmente sciolta (Waters se n’è andato sbattendo la porta), le sue canzoni risuonano davanti alla porta di Brandeburgo, eseguite da una specie di Armata Brancaleone del rock, che alimenta l’equivoco secondo cui “il muro” è il muro di Berlino. Chissà perché. Oggi quel disco compie trent’anni, e ancora oggi non sentiamo bisogno di educazione né di controlli. Di grandi dischi, invece, c’è ancora bisogno, e ne escono sempre di meno.