Eataly, è questa l’eccellenza italiana?

Andiamo a mangiare da Eataly? Non è proprio una di quelle proposte che non si possono rifiutare. Ma la curiosità (e anche la fame) erano tante e abbiamo incautamente risposto di sì, anche con un certo entusiasmo. Non vedevamo l’ora di assaggiare l’eccellenza italiana, e di passare una bella serata accompagnata da buon cibo e buon vino. Entriamo nel megastore sorto al posto del Teatro Smeraldo e scegliamo il ristorante di carne e pesce, accanto allo stellato Alice, quello di cui la guida dell’Espresso parlava già bene prima ancora che aprisse. Sul menù, dieci piatti in tutto, cinque di carne e cinque di pesce. eataly-e-questa-leccellenza-italiana
Dati i prezzi, presumiamo si tratti di piatti unici. Ordinata una tartare di tonno da 16 euro, scopriremo ben presto che non è così. Ci arriva un medaglioncino da pochi centimetri di diametro. La cameriera ci ha schiaffato in mano il piatto destinato alla nostra commensale, ma le signore non andrebbero servite per prime? Il concetto di eccellenza vacilla anche di fronte ai bicchieri e alle tovagliette di carta, ma decidiamo di provare qualcos’altro, anche perché abbiamo una fame micidiale. Prendiamo un toast al salmone da 10 euro, forse la cosa più a buon mercato di tutto il menù, ma è pur sempre un toast da 10 euro. Delusi, chiediamo il conto. “Si accomodi pure alla cassa”, ci risponde la cameriera. Eseguiamo, e ci troviamo davanti una fila di venti persone, come quando vai al bar dopo la pausa pranzo. E’ questa l’eccellenza italiana?

Elio Fiorucci 1935 – 2015

 

elio-fiorucci-1935-2015Al destino, al caso, alle coincidenze non abbiamo mai creduto. E certamente non è oggi che cambieremo idea. Ma torniamo a scrivere su questo proprio oggi che se n’è andato Elio Fiorucci. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, di parlargli dei nostri progetti, di essere ricevuti nelle sue stanze. Per noi era come se i Beatles ci avessero ricevuti ad Abbey Road. Perché Elio Fiorucci è uno dei nostri maestri. Dei quali non siamo degni, sia chiaro. Ma quel che facciamo e faremo lo facciamo anche grazie a lui. Perché negli anni Ottanta abbiamo collezionato i suoi splendidi adesivi/figurine, negli anni Novanta andavamo una settimana sì e l’altra pure nel suo negozio di corso Vittorio Emanuele, negli anni zero le nostre figlie si sono vestite con i suoi nanetti di Love Therapy. E quando uno di noi ha scritto un libro su Lucio Battisti, Elio Fiorucci lo ha presentato alla Mondadori in piazza Duomo. Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa con lui, essere parte del suo mondo e invitarlo di nuovo nel nostro. Ma le traiettorie della vita, dell’editoria e dell’economia in generale non sempre permettono di fare ciò che si desidera. Oggi salutiamo un maestro del pop, uno di quelli che ne nasce uno ogni cent’anni. Pronto Elio? Cercheremo di portare un pezzettino della tua bandiera, anzi: dei tuoi jeans e della tua t-shirt.

TUTTI AMANO CARLOTTA

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Esce il nuovo libro della nostra scrittrice preferita. Si chiama Galline in doppia fila (Baldini Castoldi Dalai editore).

Pubblichiamo i testi di copertina e la foto dell’autrice. Il libro è bello (ve lo diciamo noi), lei anche di più (potete vederlo da voi).

Buona lettura.

Una volta erano solo le donne ad avere l’onore di fare parte del Club. Erano chiamate semplicemente «zitelle». Ma era secoli fa, prima dell’invenzione del politically correct e dell’etichetta più amata dagli strateghi del marketing. Oggi, raggiunta una supposta parità dei generi (o confusione dei generi, poco importa) possedere la tessera del Club dei Single è un onere che anche il maschio si trova a dover condividere. Non che con l’allargamento alle quote «azzurre» sia cambiato qualcosa… O sì?

Carlotta Magnanini ha prima osservato, poi ascoltato e infine attentamente registrato un repertorio di caratteri, un archivio fluttuante di voci: le voci dei single. Quell’insieme di persone così mobile e sfuggente ma che in fin dei conti si potrebbe anche definire così: una categoria in cui rientrano tutte le persone «spaiate». Le loro testimonianze, i loro sfoghi, le loro confessioni e conversazioni tra sé e sé sono state recuperate dall’autrice quasi in presa diretta. Senza fornire ricette o soluzioni, nessun «consiglio utile» e neppure l’illusione che dagli errori, propri o altrui, si impari alcunché. Ma forse, nel disorientamento generale, una risata, magari un poco amara, talvolta pure sentimentale, ma sempre autoironica, non guasta. Perché questi uomini e queste donne in movimento sanno che quando il caso o il destino li porta a fermarsi saranno sempre, e comunque, in doppia fila.

Carlotta Magnanini, giornalista, collabora con «Marie Claire», «la Repubblica» e «L’espresso». Ha vissuto per cinque anni a Roma, all’ombra del boom della New Economy; oggi vive e lavora a Milano, nell’ombra della crisi
della Old. Specializzata in costume, società e sociotecnologie, ha pubblicato due guide narrative sulle compulsioni del nuovo millennio: lo shopping e il business matrimoniale.

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DIECI RAGIONI PER CUI LA GRAN BRETAGNA E’ PIU’ POP DELL’ITALIA

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MR3 went to London and all we had was this lousy post

1.

Vai al concerto dei Blur a Hyde Park e ti dai appuntamento con gli amici sotto il Marble Arch. E li trovi subito perché non c’è quasi nessuno. Te lo immagini un concerto da 80mila persone al Parco Sempione (già quello…) con un appuntamento davanti al Castello Sforzesco?

2.

Hai in mano un codice a barre stampato da Internet. E basta. Eppure entri subito senza problemi. La coda è lunga duecento metri e dura due minuti. Qualcuno ha per caso visto i Depeche Mode a San Siro? Qualcuno è in coda ancora adesso…

3.

Dentro ci sono dieci diversi posti che vendono cibo, dal messicano in giù, code lunghissime in metri ma velocissime in minuti. Da noi va bene se trovi le Pringles…

4.

Ti vendono la birra in bottiglia di plastica. Non è il massimo ma almeno non è chiusa e annacquata.

5.

Un inglese alticcio attacca bottone con i tuoi amici. La sua ragazza si scusa con te per le cazzate che dice. Tu fai il superiore: “No, è simpatico…”. Lei ti sorride e tu pensi a dove cazzo fossero lei e tutte le altre quando andavi in Inghilterra ogni estate a perder tempo con le italiane….

6.

A Londra fa un caldo boia, per i loro standard. L’alcol fa il resto. Le ragazze diventano simpaticissime. O lo erano già?

7.

Tutti si svaccano nel prato, nessuno spinge, nessuno urla. A turbare la quiete, solo qualche bottiglia che vola sopra la tua testa perdendo liquidi non identificati. Vabbè, altrimenti sarebbe il paradiso.

8.

C’è gente venuta da Hong Kong e dalla Svezia. Da noi chi si fa Potenza-Milano per Springsteen è un eroe.

9.

Alla fine del concerto la macchina non esiste. Ottantamila persone, tutti in metrò. Se la stazione è piena ti indirizzano a quella dopo. Mezz’ora dopo la fine del concerto siamo già in un ristorante indiano a chilometri di distanza. A Milano staremmo ancora cercando di salire sul 16…

10.

Ah, dimenticavo, loro hanno i Blur, noi gli Amici di Maria De Filippi…

DEPECHE MODE, DIALOGO TRA UN FAN E UN NON SO

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MR3 Allora, MR1, ti è piaciuto il concerto  dei Depeche Mode?
MR1 Sì, il concerto mi è piaciuto, come ben sai non sono un amante della band però ho apprezzato lo show in generale, anche se loro non sono proprio degli animali da palcoscenico
MR3 Io sinceramente mi sono un po’ annoiato. Era la settima volta che li vedevo e mi aspettavo qualche sorpresa, invece è stato tutto molto standard. E poi San Siro non è il posto  per loro. Dal campo si sentiva anche male, io e te parlavamo tranquillamente senza gridarci nelle orecchie. A un altro concerto sarebbe stato impossibile. Comunque hanno delle grandi canzoni, quelle non gliele toglie nessuno. E a Dave Gahan bisogna dire grazie di esserci stato. Io con un’operazione per un tumore fatta qualche giorno fa me ne sarei stato a casina…
MR1 Non dirlo a me che per problemi “tecnici” sono entrato 10 minuti dopo l’inizio e attaccato al cancello d’ingresso sentivo di più la musica del venditore di panini piuttosto che loro. Comunque San Siro è San Siro, noi eravamo all’altezza del dischetto di rigore della curva sud. Pensa segnare un gol in quella porta e vedere tutta la muraglia umana che impazzisce di gioia
MR3 Be’ sì, quando entri nel campo di San Siro non puoi che pensare a quello… C’erano anche tante belle figliuole, hai notato quella con i capelli corti che ballava davanti a noi? Un po’ esilina ma molto sexy
MR1 Scusa ma a me faceva davvero cagare. P
ensavo fosse lesbica, era solo sbronza. Ho apprezzato invece moltissimo la gente che per l’occasione si è presentata vestita anni 80, tipo il ragazzo con i Rayban Wayfarer
MR3 Abbiamo gusti diversi. Il fatto che potesse essere lesbica come sai costituisce per me valore aggiunto.
Comunque era lì col suo ragazzo…e comunque anch’io avevo  i Wayfarer!!! Certo, non rossi ma comunque…
MR1 Fuori dallo stadio ho visto diversi dark vestiti a modo, questo è quello che cercavo da questo concerto
MR3 Senti, a proposito di anni Ottanta, andiamo a vedere gli Spandau?
MR1 Sì gli Spandau li voglio vedere, molto più dei Depeche
MR1 Un altro pezzo di vita che ritorna

CONTINUIAMO COSI’, FACCIAMOCI DEL MALE

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La situazione dei concerti a Milano è grave ma non seria.
Ha iniziato giusto un anno fa Giovanni Terzi, ai tempi assessore allo spettacolo, che senza che nessuno lo smentisca annuncia: “Il prossimo Jammin’ Festival si terrà a Milano”. Quest’anno il Jammin’ non c’è proprio, né a Milano né altrove.
Poi c’è stato il caso-Springsteen: qualche minuto in più di concerto, il solito comitato degli abitanti di San Siro (non più di 50 persone, a esagerare) che protesta, arriva la multa e il Boss quest’anno va a suonare altrove. Notare che ogni domenica (e spesso anche durante la settimana) a San Siro c’è la partita e nessuno dice nulla. Vabbe’.
Lo scorso weekend doveva esserci il Rock In Idro, che come dice il nome dovrebbe tenersi all’Idroscalo. Peccato che alla Provincia (che gestisce l’area dell’Idroscalo stesso) dicono di non saperne nulla, così, a un paio di settimane dall’evento, viene tutto spostato al Palasharp. Caldo, bicchieri e lattine di birra ovunque, docce all’aperto sotto le quali più che refrigerarsi si muore di puzza e via così. Complimenti agli organizzatori.
A Roma non stanno meglio. Ci sono i mondiali di nuoto, si sa da un paio d’anni. Lo stadio del nuoto è vicino all’Olimpico dove, si sa da mesi, il 19 luglio ci sarà il concerto di Springsteen (ancora lui). Ebbene, fino a pochi giorni fa il concerto era a rischio: troppo affollamento, troppi problemi di ordine pubblico. Perché il pubblico del nuoto e quello di Springsteen, si sa, sono notoriamente composti da facinorosi.
Continuiamo così, facciamoci del male.

MILAN TERZO, MA ANCELOTTI NON RESTA

3 marzo 2009, Gazzetta dello Sport: “Ancelotti resta se arriva terzo”

1 giugno 2009, sito ufficiale AFC Chelsea: Ancelotti is new Chelsea manager