Eataly, è questa l’eccellenza italiana?

Andiamo a mangiare da Eataly? Non è proprio una di quelle proposte che non si possono rifiutare. Ma la curiosità (e anche la fame) erano tante e abbiamo incautamente risposto di sì, anche con un certo entusiasmo. Non vedevamo l’ora di assaggiare l’eccellenza italiana, e di passare una bella serata accompagnata da buon cibo e buon vino. Entriamo nel megastore sorto al posto del Teatro Smeraldo e scegliamo il ristorante di carne e pesce, accanto allo stellato Alice, quello di cui la guida dell’Espresso parlava già bene prima ancora che aprisse. Sul menù, dieci piatti in tutto, cinque di carne e cinque di pesce. eataly-e-questa-leccellenza-italiana
Dati i prezzi, presumiamo si tratti di piatti unici. Ordinata una tartare di tonno da 16 euro, scopriremo ben presto che non è così. Ci arriva un medaglioncino da pochi centimetri di diametro. La cameriera ci ha schiaffato in mano il piatto destinato alla nostra commensale, ma le signore non andrebbero servite per prime? Il concetto di eccellenza vacilla anche di fronte ai bicchieri e alle tovagliette di carta, ma decidiamo di provare qualcos’altro, anche perché abbiamo una fame micidiale. Prendiamo un toast al salmone da 10 euro, forse la cosa più a buon mercato di tutto il menù, ma è pur sempre un toast da 10 euro. Delusi, chiediamo il conto. “Si accomodi pure alla cassa”, ci risponde la cameriera. Eseguiamo, e ci troviamo davanti una fila di venti persone, come quando vai al bar dopo la pausa pranzo. E’ questa l’eccellenza italiana?

MESSO TUTTO?

Cultura Pop e’ anche un sito di servizio! Eccovi la Top 10 delle cose che ci si dimenticano facendo la valigia. E voi, cosa avete dimenticato?

1.

Pigiama, tanto col caldo che farà a cosa vuoi che mi serva? Però poi viene freddo per due giorni e ti tocca dormire in jeans

2.

Ciabatte. Perché non vorrai mica camminare scalzo sulla sabbia rovente

3.

Spazzolino da denti, non si sa mai mi capita di sorridere

4.

Preservativi, facile che se li dimentichi chi non pensa di usarli, ma altrettanto facile che manchino al momento buono…

5.

Documento d’identità, quando ti fermerà la polizia stradale per farti il test del palloncino all’uscita della discoteca dopo che ti sei sparato dieci mojitos

6.

Nome del ristorante dove si mangia da dio e non si spende un cazzo fornito sei mesi prima dall’amico dell’amico

7.

Indirizzo preciso con il cap della zia novantenne che ovviamente non ha la mail però alla cartolina ci tiene

8.

negozio in cui l’amica scassacazzo vi ha chiesto di comprarle quella pashmina che hanno solo lì

9.

Numero di telefono dell’agenzia viaggi. Tanto non serve a niente, come disse quella coppia che al posto dell’albergo trovò un pescatore greco appisolato su una barca

10.

Numero di telefono dell’amica un po’ cessa di tua cugina, che vive lì da un anno. Tanto non serve a niente, come dicono quelli che poi non battono chiodo per tutta la settimana

ANDIAMO A FARCI UN KEBAB IN PIEMONTE

andiamo_a_farci_un_kebab_in_piemonteÈ l’una e mezza di notte. Io, MR1 e MR3 abbiamo appena finito una riunione di redazione (sì, anche noi facciamo le riunioni di redazione). MR3 suggerisce di mangiare qualcosa. Ma a quest’ora le pizzerie e i ristoranti di Milano hanno chiuso la cucina da un pezzo. Forse in questo preciso momento dentro la saletta privata di un ristorante del centro un dirigente sportivo, qualche gnocca e un procuratore stanno cenando. Ma per noi i ristoranti non rimangono aperti fino a tarda notte. “Facciamoci un kebab”, propone MR3. Il kebab è la salvezza. Faccio strada perché so che dietro l’angolo c’è un kebabbaro aperto fino a tardi, con gli sgabelli per sedersi, tranquillo. Ma ecco la terribile sorpresa: chiuso! “Sarà andato in vacanza” dice MR1. Sono sorpreso perché i kebabbari non vanno mai in vacanza, lavorano giorno e notte. Saliamo in macchina e giriamo la città in cerca di cibo. Tutto chiuso. Vicino Porta Ticinese incrociamo un nostro amico, appena tornato da una serata dandy, a cui chiediamo se a Milano i kebabbari sono scappati tutti. Intanto la voglia di pane, carne e salse aumenta. “Ma come, non lo sapete? È passata una legge per cui in tutta la Lombardia take-away, kebaberie, gelaterie, pizzerie d’asporto, rosticcerie, piadinerie devono abbassare le saracinesce non oltre l’una del mattino. Ed è vietato consumare sui marciapiedi fuori dai locali”. MR3 si mette le mani nei capelli. È come si gli avessero comunicato che Babbo Natale non esiste. “E noi cosa mangiamo ora?” chiede MR1. Il nostro amico tira fuori un sigaro e dopo averlo acceso ci dice “Andate a casa. Sono tutti a casa a quest’ora. Questa è la sicurezza”. Fanculo la sicurezza! Mi sento come Isabella Ferrari in Willy Signori e vengo da lontano. Solo che al posto della papaia io ho un forte desiderio di kebab. Come scriveva il nostro beniamino “con un deca si può andar via”. Allora per sicurezza ne mettiamo uno a testa e riempiamo il serbatoio della macchina di MR3. Andiamo a farci un kebab in Piemonte…

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